Il Tirreno

Grosseto

Fornace, parla la difesa «Serve una nuova perizia»

Fornace, parla la difesa «Serve una nuova perizia»

Depositato l’appello contro la condanna del responsabile della sicurezza Quattro motivi per chiedere di ribaltare la sentenza di primo grado

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Quattro motivi per chiedere alla corte di appello di annullare la condanna a 6 mesi di Luigino Nalesso, responsabile esterno del servizio prevenzione e protezione, imputato per l'incidente nella fornace di San Martino in cui l'8 aprile 2007 perse la vita Massimo Guidarini. Quattro motivi e una richiesta di perizia suppletiva. L'appello adesso depositato si unisce ai motivi di ricorso della Procura che, per motivi diversi, vuole invece chiedere il riconoscimento delle responsabilità anche di Luciano Serretti.

Ricostruita nei particolari la dinamica, e concordata in larga parte con quella del giudice Puliatti, i difensori Luciano Giorgi e Alessandro Risaliti effettuano tuttavia alcune differenziazioni e concludono con due ipotesi, che a loro giudizio escludono comunque la responsabilità dell'imputato Nalesso: la prima è che Guidarini «è salito sul carrello in movimento consapevole che il sistema era in modo automatico, con ciò avvalorando la tesi di una sua condotta del tutto illogica e anomala»; la seconda è che «c'era una terza persona che colposamente o dolosamente ha resettato il sistema mentre Guidarini si trovava ancora davanti alla pre-camera e stava rimuovendo l'anomalia. Tale possibilità rende del tutto fondata e ineludibile la richiesta di un supplemento di istruttoria avanzata in sede di discussione».

Nel secondo motivo di appello, i legali sostengono che l'evento era imprevedibile: perché il forno non presentava alcun rischio, perché l'incidente non ha precedenti, perché nemmeno gli ispettori del lavoro avevano riscontrato che eventi simili potessero verificarsi. «Nessun rimprovero può essere mosso al dottor Nalesso circa un'omissione o sottovalutazione», visto che il fuochista svolgeva il proprio lavoro di controllo da una postazione distante e sicura.

C'è poi la questione della presunta presenza della moglie di Guidarini, Manuela Bertocci, già emersa nella parte finale del processo. Il custode Joan Andor aveva riferito al difensore e all'imputato, in sede di sopralluogo, che quella sera aveva visto Guidarini e la moglie arrivare in auto. Poiché la moglie ha dichiarato di non essere andata alla fornace, notano i legali, si rende necessario ascoltare Andor come testimone.

Nell'ultimo motivo, la difesa spiega che vi fu «un comportamento imprudente e superficiale» del fuochista, riconosciuto anche dal giudice, quando si dimenticò di commutare il sistema da automatico a manuale salendo sul carrello stimando di avere il tempo sufficiente per sistemare i mattoni prima che il carrello stesso riprendesse il movimento. Tutto ciò in presenza di un divieto categorico di operare su macchine in movimento.(p.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa