Finanza
«Auto come a Indianapolis e buio: la strada fa paura»
Rabbia e proteste degli abitanti dopo l’incidente costato la vita a una ciclista «Impossibile attraversare senza rischiare». L’area è nella black list di Carosi
GROSSETO. «Il pericolo vero per ciclisti e pedoni viene dalla velocità. E viale della Repubblica è uno dei luoghi critici, con viale Uranio, viale Monterosa, viale Europa e via Bianciardi». Mettono i brividi, a leggerle oggi, le parole che l’assessore alla viabilità del Comune di Grosseto, Arsenio Carosi, ha pronunciato in un’intervista al Tirreno appena nove giorni fa.
Domenica scorsa in quel viale Europa che lo stesso assessore ha riconosciuto essere un punto pericoloso per i ciclisti, a causa delle macchine che sfrecciano ad alta velocità, è morta una donna di 56 anni, Maria Virginia Ionescu, travolta da un’auto dei vigili del fuoco.
Una tragedia che addolora e indigna gli abitanti di viale Europa. Ma non li sorprende. Da anni chi vive qua denuncia che viale Europa è pericoloso. E il giorno dopo l’incidente mortale, per tutti le cause dell’accaduto sono ovvie: il viale è poco illuminato, le macchine sfrecciano a velocità inaudite, i sorpassi e le manovre azzardate sono all’ordine del giorno.
«Gli incidenti? Ma ce ne saranno stati almeno cinque o sei negli ultimi anni», racconta la signora Manuela Ceri che vive qua con marito e figli al civico 99, sopra il negozio di biciclette Bicilandia, vicino all’incrocio con via Terminillo. Nell’incidente di domenica la sua auto, che era parcheggiata regolarmente lungo la strada, è stata danneggiata dall’impatto. «Anche mio suocero è stato investito molti anni fa – spiega –. Ricordo poi una donna che rimase in coma diversi giorni, un’altra che fu investita vicino ai bidoni, un signore con il cane che poi morì. Ormai non siamo più padroni di attraversare la strada».
Non lo fa più la signora Tamarozzi che abita nella casa accanto, al civico 91, nemmeno per buttare la spazzatura. «Da quando hanno spostato i cassonetti sull’altro lato della strada, nonostante lì non ci siano case, attraversare è un’impresa», spiega la signora. «Mia figlia me lo ripete sempre: “meglio che fai un po’ di strada in più e vai ai cassonetti di viale Monterosa”».
Il suo balcone dà esattamente sul tratto di strada dove ha perso la vita la signora Ionescu. Sull’asfalto sono ancora visibili i rilievi dell’incidente tracciati dai vigili urbani. «Vede, anche quando sono in macchina e da via Terminillo devo immettermi in viale Europa verso la ferrovia, preferisco girare a destra, invece che a sinistra, arrivare al rondò di con viale Bulgaria e tornare indietro».
Ieri mattina, per tutto il tempo delle interviste agli abitanti, il traffico non si è acquietato un attimo. Le macchine sfrecciano «come fossero a Indianapolis», spiegano in un negozio; le auto parcheggiate disturbano la visuale ma molti automobilisti azzardano ingressi in carreggiata al limite del codice della strada. «I lampioni sono solo su un lato della strada e non funzionano bene – spiega la signora Ceri – e ormai non ci sono più nemmeno tanti negozi che potrebbero contribuire a illuminare con le insegne e le vetrine. Un po’ hanno aiutato i panettoni che il Comune mise tempo fa all’incrocio con via del Terminillo».
Il panettoni, cioè quei dispositivi in cemento che servono a non far parcheggiare le auto in un determinato spazio, sono arrivati dopo una petizione degli abitanti al Comune per chiedere più sicurezza. Bastano? Cosa ne pensa della proposta dell’assessore Carosi di imporre anche qua, come in viale della Repubblica, il limite di 30 chilometri orari? «Sì, sarei d’accordo. Venire alle 18 e vedrete che traffico c’è qua e come corrono».
Corre anche la protesta e lo fa su Facebook e col canale della posta elettronica. C’è chi lamenta la mancanza di interessamento da parte dei vigili urbani, chi se la prende con sindaci e consiglieri e con la scelta di «costruire rotatorie invece di allargare le carreggiate», chi ammette che anche i ciclisti a volte viaggiano senza fari e quindi si rendono poco visibili con il buio, senza che i vigili intervengano.
Di qualche giorno fa, invece, l’email rivolta al sindaco Bonifazi da Giuseppe Schiavone, che abita al civico 80. L’incidente costato la vita alla ciclista non era ancora avvenuto ma Schiavone denunciava, tra le altre cose, la mancanza di illuminazione e la conseguente pericolosità della zona. L’appello era a fare qualcosa per garantire maggiore sicurezza. Purtroppo ormai è troppo tardi.
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