Il Tirreno

Grosseto

Quando l’elefante viveva in Maremma

Quando l’elefante viveva in Maremma

Un anno fa a Poggetti Vecchi affiorarono antiche zanne e reperti eccezionali. Parte ora il restauro, poi andranno nel Museo

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GROSSETO. C’era una volta un antico elefante, antenato di quello moderno. Arrivava a 4 metri d’altezza. Aveva zampe lunghissime, enormi zanne che arrivavano a sfiorare il suolo ed erano curve all’estremità. Visse tra 550.000 e 70.000 anni fa: a quel tempo il clima era più caldo, simile a quello della savana africana. Il livello del mare era più basso, lo stretto di Gibilterra chiuso e le specie africane vivevano in Europa. Insomma, c’erano elefanti anche in questa parte del Mediterraneo, Maremma compresa.

Elephas antiquus: questo il nome dell’antichissimo mammifero, le cui zanne, i resti ossei, i frammenti e reperti - un eccezionale giacimento - sono stati scoperti l’anno scorso nella zona di Poggetti Vecchi, nei dintorni di Barbaruta, durante un’eccezionale campagna di scavo. Ora che la campagna ha dato i suoi frutti facendo affiorare straordinari tesori, la Soprintendenza studia come datare, restaurare e valorizzare il tutto, che potrebbe andare nel museo di storia naturale di Grosseto.

Il progetto è ambizioso, e i suoi dettagli saranno resi noti mercoledì 18 dicembre a Grosseto nel corso di una conferenza stampa in Comune, dove si farà il punto sugli scavi e - soprattutto - sul percorso che si sta spalancando d’ora in poi.

La Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana fa il punto sulla zona ricchissima di reperti. «Già ricordata nella letteratura archeologica per ritrovamenti di età romana e attualmente di proprietà privata, del signor Aldo Ceccarelli», questa fetta di territorio non lontana da Grosseto ha custodito finora questo sito presitorico caratterizzato dalla presenza di resti di Elephas antiquus. Resti affiorati qua e là un po’ per caso, durante i lavori di approfondimento di un piccolo invaso artificiale per la costruzione di una vasca termale, sempre sotto la sorveglianza della Soprintendenza stessa. In zona, nei mesi, sono emersi «più livelli di frequentazione umana», gli ultimi dei quali riferibili al Paleolitico medio, «con abbondanti strumenti in pietra, reperti lignei e resti di molte specie animali, tra cui questo elefante». Si tratta del primo esempio in Toscana di insediamento preistorico a pù strati in cui è documentata la caccia al mammifero. L’operazione di scavo è stata diretta dai funzionari della Soprintendenza Gabriella Poggesi e Biancamaria Aranguren e condotta dagli archeologi preistorici Giuditta Grandinetti e Floriano Cavanna, con l’aiuto del Gruppo speleologico naturalistico maremmano. Il proprietario, Aldo Ceccarelli, ha fornito tutto il suo aiuto logistico ed economico, mentre l’équipe interdisciplinare - composta da Soprintendenza, Università di Firenze, di Roma, Trento, l’istituto italiano di Preistoria e Protostoria e il Pin di Prato - ha iniziato a restaurare, catalogare, studiare e datare i resti archeologici. Intanto la Soprintendenza ha sottoscritto u protocollo d’intesa con la Fondazione Grosseto cultura, e coinvolto il Museo di storia naturale di Grosseto, che sotto la direzioen scientifica della Soprintendenza si occuperà di restaurare i reperti paleontologici e datarli. Altre volte in passato i tesori archeologici prendevano le rotte delle grandi città universitarie. Stavolta i reperti, scoperti in Maremma, sempre in Maremma saranno custoditi. Il restauro potrebbe durare almeno un anno: a metterlo a punto sarà un’altro soggetto “locale”, la Cooperativa Atlante.

Elisabetta Giorgi

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