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«I randagi? Un’anagrafe li salverebbe»

«I randagi? Un’anagrafe li salverebbe»

Dopo le polemiche sull’eutanasia Fare Grosseto presenta la sua proposta: «La gente va invogliata ad adottare trovatelli»

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GROSSETO. Non accenna a spegnersi la polemica sulla proposta del responsabile del dipartimento prevenzione dell’Asl 9, il veterinario Paolo Madrucci, di rivedere la legge sulla tutela degli animali, nella parte che riguarda i randagi, applicando l’eutanasia ai cani trovatelli per contenere le spese dei canili.

Dopo il fuoco incrociato dei primi giorni, è tempo delle proposte. E Fare Grosseto, associazione capitanata da Amedeo Gabbrielli, ne avanza un paio: anagrafe nazionale canina completa, aggiornata e funzionante e adozione di politiche per responsabilizzare le persone che vogliono prendere un cane.

«Non possono essere l’eutanasia e l’abbattimento diretto dei cani vaganti la soluzione per diminuire la spesa sostenuta per i cani randagi», spiega Fare Grosseto in una nota. «La spesa dichiarata – prosegue Fare Grosseto – ammonta a 250mila euro per ambulatorio, anagrafe canina e per le sterilizzazioni, a un milione e 250mila euro per ospitare novecento cani nei canili, 8,26 euro ad abitante per il mantenimento di un cane. C’è da chiedersi innanzi tutto perché in altre città la spesa sia di molto inferiore». Fare Grosseto snocciola le cifre: «A Massa Carrara 3,24 euro, a Pistoia 2,13, a Pisa 1,42, a Siena 1,56, ad Arezzo 3,45, a Firenze 0,43».

Non è solo una questione di contabilità, però. «Il randagismo – sostiene Fare Grosseto – è causato da cani abbandonati, spesso da quei cacciatori che utilizzano i cani come mero strumento per la loro attività, liberandosene quando “inadeguati all’uso”, o che li smarriscono senza possibilità di risalire al proprietario perché privi di microchip, o da quei proprietari che se ne liberano perché sono malati e vecchi e non più capaci di garantire quello che facevano prima».

Il rimedio per contrastare questa barbarie, secondo Fare Grosseto, è controllare più puntigliosamente che i proprietari facciano microchippare i cani. «Occorre una anagrafe canina a livello nazionale perché si possa risalire sempre e dovunque all’identificazione del proprietario, inasprire le sanzioni in caso di maltrattamento e abbandono», spiega Fare Grosseto.

Un’anagrafe a livello nazionale già c’è ed è consultabile sul sito web del ministero della Sanità. «Tuttavia – aggiunge Gabbrielli – spesso i veterinari grossetani lamentano di non poter risalire ai proprietari dei cani di altre province perché l’anagrafe non è aggiornata».

L’associazione ha poi proposte sui canili, dalla promozione delle adozioni di cani randagi, all’apertura dei canili al pubblico e ai volontari delle associazioni animaliste – più di quanto non avvenga già – per controllare che i cani siano trattati come si deve. E, ancora, intensificare le campagne per la sterilizzazione, razionalizzare e controllare le spese e istituire canili pubblici a gestione privata. «La soluzione non è la strage dei cani, soluzione incivile e fortemente diseducativa», spiega Fare Grosseto».

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