Sicurezza
«Mobili nei magazzini e niente lavoro»
Ex Mabro, i rappresentanti della Cgil attaccano management e sindacati: «Ora si facciano le elezioni dell’rsu»
GROSSETO. Domani probabilmente sarà il giorno zero della nuova Mabro, con l’arrivo del commissario Giampiero Russotto che incontrerà il giudice delegato Vincenzo Pedone. E a pochi giorni dalla sentenza con la quale il tribunale di Grosseto ha dichiarato lo stato d’insolvenza dell’azienda, i lavoratori che per mesi sono rimasti in sciopero e hanno lottato per la Prodi bis, ora hanno deciso di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.
«La gioia per la sentenza è durata poco - dicono i rappresentanti dei lavoratori della Cigil - giusto il tempo di varcare la porta del laboratorio della nostra azienda. Volevamo riappropriarci simbolicamente del nostro lavoro e invece siamo state ricondotte alla realtà da quello che i nostri occhi hanno visto: le catene completamente vuote, mancava perfino il filo da cucire nelle macchine; trasandatezza e sporco ovunque, una parte del laboratorio adibita a magazzino con materassi, mobili, sanitari e suppellettili varie ammucchiate da una parte e una parvenza di falegnameria in un’altra. Le agende delle capo sezioni testimoniavano della pochissima attività svolta in questi mesi».
Immagini che hanno cancellato quasi subito quelle della vittoria appena ottenuta per far ripiombare i quattro rappresentanti che avevano fatto ricorso contro la società, nella realtà. Ci sarà ancora da lottare. Nadia Perino, Manola Mengozzi, Francesca Ferrari e Maurizio Giuliarini lo sanno bene. «Un osservatore esterno non avrebbe notato la differenza - dicono - ma negli occhi delle compagne abbiamo letto la nostra stessa preoccupazione. I geni della Regione Toscana ci hanno lasciato nella condizione che la nostra azienda, Abbigliamento Grosseto, può vantare solo la nostra professionalità, mentre il marchio, le macchine per produrre e i locali sono di proprietà del concordato di Royal Tuscany. Barontini, insieme allo stratega Santoro hanno completato l’opera, lasciando dietro di loro casse e magazzini vuoti. Per fare fumo si continua a scrivere palesi falsità, come quella che chi acquista Abbigliamento Grosseto deve farsi carico dei debiti». Una stoccata è riservata anche agli amministratori e ai sindacalisti. «È ricomparso anche Favilli con ipocrite dichiarazioni: a lui ricordiamo che la Mabro non l’ha realizzata lui ma Manlio Brozzi, ma che in compenso con gli altri accoliti ha pesantemente contribuito a distruggerla». Nessuno, secondo le maestranze, ha mai dichiarato che la Mabro abbia tutte le caratteristiche per produrre ricchezza. «Si fa finta che non esista l’accusa di documentazione falsa che sarebbe stata prodotta per sostenere la richiesta di concordato - aggiungono - Un ex-socio lancia minacce di fare rivelazioni, ma a chi sono indirizzate? E soprattutto la principale di tutte le domande, quella da cui tutti fuggono: chi sono i veri proprietari di Abbigliamento Grosseto, nascosti dietro le fiduciarie e perché si nascondono? Non è esatto affermare che la Prodi bis è ora la nostra ultima chance, come se prima della sentenza ce ne fossero altre». Sono i lavoratori, ora, a muoversi per procurare commesse alla gestione commissariale, utilizzando canali conosciuti da loro. «Il nostro futuro dobbiamo conquistarcelo - aggiungono - per questo ricomporremo l’indispensabile unità sindacale solo con il rinnovo della rappresentanza sindacale,elezioni che debbono essere democratiche, quindi senza alcuna salvaguardia per chi non raccoglie consensi. Per sei mesi abbiamo dovuto lottare contro chi sosteneva cose che non potevano essere sostenute. Questa volta non delegheremo alcuno».
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