Il Tirreno

Grosseto

Rama, debito da 9 milioni ma il patrimonio è sano

di Gabriele Baldanzi
Rama, debito da 9 milioni ma il patrimonio è sano

Numeri impietosi legati ad alcuni investimenti e all’ingresso in Tiemme A gennaio l’assemblea dei Comuni valuterà il piano delle alienazioni

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GROSSETO. La società Rama ha accumulato un debito che sfiora i 9 milioni di euro, che i Comuni soci non hanno né l’intenzione, né la forza economica di ripianare. E’ questa una delle poche certezze che stavano a monte dell’attesa assemblea svoltasi ieri mattina per affrontare, tra gli altri punti all’ordine del giorno, la madre di tutte le questioni: il debito di Rama, appunto.

Il caso era già stato sollevato a fine estate, sulle colonne del nostro giornale, proprio da alcuni esponenti del Pd, amministratori e ‘avversari’ di Marco Simiani. Nelle settimane scorse diversi comuni (Follonica, per esempio) avevano preteso relazioni e documenti per comprendere meglio la situazione. L’assemblea, alla fine, ha partorito un topolino. I soci saranno riconvocati a gennaio, quando gli amministratori avranno definito un piano di alienazioni che permetta alla società di rientrare. In pratica Simiani, un po’ come già era accaduto a fine agosto, ha rassicurato i soci provando a smontare il castello tirato su da coloro che considerano Rama una bomba pronta a esplodere. Ma è solo un’arma politica contro l’ormai ex leader dei renziani o c’è di più?

La situazione debitoria costituirebbe in realtà un elemento di bilancio evidenziato in tutti i prospetti che vengono periodicamente sottoposti nella massima trasparenza ai soci e al sistema bancario. L’ultimo di questi è stato il bilancio di esercizio 2012 approvato il 28 giugno 2013. In effetti è così. A salvare Rama sarà quindi l’eccellente situazione patrimoniale (parco autobus, attrezzature di officina, impianti tecnici, mobili e attrezzature da ufficio, immobili, risorse monetarie). E’ stato di nuovo spiegata la genesi dell’indebitamento, partendo dal quadro pre Tiemme e allargando poi il discorso a quelle azioni (sulle quali qualche socio versa lacrime di coccodrillo) mirate all'acquisto o alla realizzazione di strutture ritenute necessarie in previsione di attività che sarebbero state svolte in futuro da un soggetto di area vasta, oppure al risparmio di costi di affitto o alla ottimizzazione di operazioni gestionali: pensiamo al deposito di Valpiana, al fabbricato comprato a di Follonica, al terreno per il deposito di Orbetello, all’investimento (oggi da alcuni considerato discutibile) compiuto al Giglio.

Poi, come detto, c’è la nascita di Tiemme. L’iter portò, per Rama, a un esborso finanziario complessivo quantificabile in circa 5 milioni. La complessità dell’operazione – che ricordiamo lunga e laboriosa - fu causata, anche, dalla necessità di dover acquistare le quote del socio Consorzio Tass, che aveva maturato la decisione di uscire dalla compagine societaria. All’epoca l'operazione portò alla iscrizione in bilancio di una partecipazione per una percentuale pari al 30,52% del capitale sociale di Tiemme, società senza la quale – a essere onesti - sarebbe stato impensabile affrontare i futuri scenari del settore del Tpl nazionale e regionale.

I vertici di Rama hanno anche ricordato, tra le cose buone fatte dopo l’ingresso in Tiemme, la stabilizzazione del numero di addetti di Grosseto, con circa 80 unità che nell'ultimo quinquennio sono passate da contratti di precariato a contratti stabili e l’aver parzialmente svecchiato il parco mezzi. Infine Tiemme ha permesso di iniziare quel processo organizzativo che culminerà con la presentazione di un'offerta per la gara che la Regione Toscana andrà ad indire per l’effettuazione del servizio pubblico per i prossimi 9 anni. Rama ci entrerà con una forza ben maggiore di quella altrimenti espressa dai chilometri di servizi o dai passeggeri trasportati. In conclusione sarebbe proprio il risultato di tutti questi sforzi ad aver comportato un riflesso sulla situazione debitoria, fronteggiato però da un valore netto degli immobili che ad oggi si attesta, da perizia (e i valori –assicurano da Rama – sono reali), in 17,3 milioni dei quali 3,6 milioni rappresentati da immobili non strategici all'attività aziendale e pertanto già posti in vendita. Non solo. Nell’attivo patrimoniale figurano 8 milioni di quote in portafoglio delle quali 1,2 milioni sono azioni proprie che i soci si sono impegnati già dal 2010 ad acquistare e che solo le difficoltà congiunturali attraversate dagli enti pubblici hanno impedito di monetizzare.

A gennaio nuova assemblea dei soci. Ci saranno altri affondi, ma la sensazione è che la partita si giochi altrove, nelle stanze della politica. Un passo indietro, inequivocabile, di Simiani potrebbe aiutare.

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