Lutto
«La legge sul randagismo va rivista»
Marras entra nel dibattito: non è eticamente sostenibile spendere due milioni di euro per i cani nei canili
Nel dibattito sulla gestione dei cani randagi interviene Leonardo Marras: va rivista la legge 281/91 e vanno seguite le indicazioni dell'Ispra. C'è un problema di sostenibilità etica della spesa di 2 milioni.
«Le diatribe ideologiche applicate alla gestione del randagismo sono dannose. Così come le provocazioni astiose e gratuite, che servono a chi le fa per dimostrare di esserci. Motivo per cui il dottor Madrucci può dormire tra due guanciali: la sua riconosciuta competenza lo mette al riparo da qualunque “ritorsione”. Ma quello della gestione dei cani randagi, dell'anagrafe canina e dei canili, è un tema che merita riflessioni serie, basate su un approccio scientifico. Anche perché la spesa annua di due milioni di euro sostenuta da Asl 9, Enti locali e Provincia, pone una questione di sostenibilità etica. Cito il parere espresso già nel 2000 dall'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), richiamato nel Piano provinciale per la riduzione del randagismo canino, nell'ambito del progetto Ibri-wolf e concordato con le associazioni ambientaliste. “Un'efficace strategia di gestione e contenimento del fenomeno del randagismo - spiega l'Ispra - dovrebbe essere fondata sul rafforzamento delle anagrafi canine, la diffusa sterilizzazione dei cani, la reintroduzione della possibilità di eutanasia dopo un periodo di mantenimento nei canili, la reintroduzione della possibilità di abbattimento diretto dei cani vaganti quando esercitino un accertato impatto su specie di interesse conservazionistico”».
«Tutto questo nella nostra realtà è riconducibile a numeri oggettivi (250.000 euro per anagrafe canina e ambulatorio per le sterilizzazioni, 1.250.000 euro per ospitare 900 cani nei canili) e al fatto che in 21 anni la legge 281/91 non ha ottenuto risultati utili, se non un incremento dei costi e l'aumento esponenziale del randagismo. Che per la Provincia significa spendere centinaia di migliaia di euro per il contrasto alle aggressioni alle greggi da parte di canidi e ibridi. In un territorio nel quale ci sono circa 8.000 cani, solo quelli iscritti all'anagrafe canina, e dove il Comune capoluogo (nel 2010) è stato costretto a spendere 680.000 euro per mantenere i cani nel proprio canile (8,26 euro a cittadino)».
«Concludendo. Anche se ogni normativa è un palliativo se non esistono comportamenti dei singoli improntati a responsabilità e senso civico, la legge 281 va modificata. Eliminando per le amministrazioni locali l'assurdo vincolo al mantenimento senza termine degli animali ospitati nei canili rifugio che le obbliga a sottrarre risorse a servizi di maggior rilevanza sociale. Che dispiaccia o meno a senatrici impegnate a cercare un posto al sole, piuttosto che a chi mette sullo stesso piano uomini e cani, onestamente è ininfluente rispetto all'interesse pubblico».
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