Sicurezza
Farmacie, gli esperti «Il referendum non è ammissibile»
Il responso: il quesito sulla vendita incide sul bilancio Ma Cinquestelle e Sel preparano il ricorso in Tribunale
GROSSETO. Vendita farmacie comunali, il collegio degli esperti dà ragione al Comune: il quesito referendario incide sul bilancio e dunque non è ammissibile. Ma Cinquestelle e Sel tirano dritto: “Faremo ricorso”. Ora tutti gli occhi sono puntati al 20 dicembre: per quella data il Tar dovrà confermare o meno la sospensiva concessa sino a ora.
Sono 13 i cittadini, appoggiati da movimenti come quello vendoliano e grillino, che si sono rivolti al tribunale. Vogliono avere la possibilità di chiamare i grossetani a votare per scegliere se vendere o no le quote a partecipazione pubblica. Ma le speranze del gruppo, ormai, sono appese a un filo. Un filo che potrebbe interrompersi tra sei giorni. «La decisione sulla validità o meno del provvedimento del collegio è rimessa al giudice ordinario» dice Claudio Fiori, legale che sta seguendo i pro referendum. Nella serata di ieri infatti, il ricorso cautelare era pressoché pronto. «Si tratta di un procedimento d’urgenza». I tempi? «Tecnicamente ci sono. Dipende dai quanto ci metterà il fascicolo ad arrivare sul tavolo del giudice e quanto tempo ci metterà il giudice stesso a decidere».
Ma nel dettaglio qual è stato il responso del collegio? Il gruppo, nominato l’11 novembre, era chiamato a dire la sua su due quesiti distinti: la farmacia di via Civitella Paganico e Farmacie riunite spa. La prima istanza viene chiusa con un non luogo a procedere e – hanno detto in molti – non poteva essere altrimenti: già aperte le buste il 12 novembre, già assegnata la farmacia (seppur in via provvisoria e seppur già passata di mano, visto che uno dei dipendenti ha fatto valere il diritto di prelazione). Dunque «il procedimento amministrativo – si legge nella nota del collegio – deve considerarsi esaurito». E comunque, in ogni caso, anche per questa farmacia vale il principio che ha dettato la bocciatura sull’affare Farmacie riunite spa: tutto ruota attorno all’articolo 2, lettera d del regolamento comunale che norma i referendum. Lì, in una riga scarsa, c’è scritto chiaro e tondo che il referendum non è ammesso su provvedimenti «inerenti il bilancio, la contabilità, l’assunzione di mutui, l’emissione di prestiti e l’applicazione di tributi e tariffe». Dunque, secondo gli esperti, il referendum potrebbe incidere sul bilancio comunale dal momento che gli eventuali incassi sono già stati messi in bilancio.
«Un’interpretazione errata - tuona Giacomo Gori, M5S - Allora non si potrà mai fare un referendum a Grosseto: trovatemi un’azione forte che non ricade sul bilancio. Noi non molliamo, andiamo avanti con il ricorso». Severo il giudizio di Cristina Citerni, Sel: «L’aspetto politico resta: la scelta di vendere le farmacie è scellerata. Le nostre motivazioni rimangono in piedi, così si svende un patrimonio della comunità e si mettono a rischio le garanzie dei lavoratori. Sapete cosa c’è? – chiede sarcastica - aboliamo il referendum».
E il sindaco? Una mesata fa aveva detto «venderemo le farmacie entro l’anno». Ora vede quella previsione prendere corpo. Per il momento la partita l’ha vinta lui.
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