Toscana
Ex Mabro: il commissario per il futuro dell’azienda
Il tribunale dichiara lo stato d’insolvenza e toglie le chiavi alla società I lavoratori Cgil: «Ce l’abbiamo fatta ma ora bisogna rimboccarci le maniche»
GROSSETO. «Guardala la mia macchina da cucire. Guardala, era tanto che non la vedevo». Nadia Perino parla e piange, seduta sul legno accanto a quel piccolo prodigio di ferro attraversato dai segni del tempo e delle fodere per le giacche. È automatica, non ha un’anima, quella macchina lì. La differenza tra chi la fa funzionare e i suoi compiti sono nelle parole della rappresentante della Cgil che ieri mattina, al tribunale di grosseto, ha ottenuto la vittoria più importante: la dichiarazione dello stato d’insolvenza e l’ammissione alla Prodi bis. Il nome di quella legge, ormai, è diventato familiare a Grosseto. Le vestaglie azzurre, quelle che attraverso il sindacato guidato da Claudio Renzetti hanno deciso di andare avanti con questa battaglia, la snocciolano più volte e meglio del rosario. «Il punto però - dice Lorenzo Calvani, l’avvocato della Cgil che ha seguito tutta la vicenda - è che ora siamo all’anno zero della Mabro. È una bella vittoria, questa, ma ora bisogna vedere cosa si riuscirà a fare perché la situazione dell’azienda non è certo una situazione facile». Ci sono alcune spade di Damocle che pendono sulla fabbrica di via Senese: uno sfratto esecutivo da parte di Royal Tuscany che scade il 31 gennaio, i clienti che hanno cominciato a tornare ora ad avere fiducia e soprattutto più di duecento lavoratori che devono riprendere i loro posti dopo uno sciopero durato, per la maggior parte dei dipendenti, quasi otto mesi.
Ieri mattina, il collegio composto dai giudici Vincenzo Pedone, Paolo Cesare Ottati e Giulia Conte, ha depositato la sentenza che a Grosseto tutti aspettavano. I lavoratori della Mabro erano lì, davanti al palazzo di giustizia, a veder sfilare i manager che negli ultimi mesi hanno portato avanti la società. Poi, l’appuntamento davanti ai cancelli della Mabro con la bottiglia di spumante in mano. «Noi restiamo, voi invece siete licenziati», è stato lo slogan cantato dagli operai a Maurizio Santoro, amministratore unico di Abbigliamento Grosseto e ad Andrea Barontini, proprietario della società che aveva messo le sue quote a disposizione dell’advisor quando ha capito che da quegli otto milioni di euro di debiti non sarebbe riuscito a risollevarsi da solo.
La porta dell’azienda si è aperta dopo il brindisi: le vestaglie azzurre sono rientrate, dopo quasi otto mesi, nella fabbrica che avevano lasciato quando le strade della Cgil si sono separate da quelle della Cisl e della Uil, ma soprattutto da quelle dell’azienda. «Bisogna essere realisti ora - aggiunge Perino - perché non sarà facile uscire da questa situazione. Servirà tanto lavoro, per andare avanti».
È l’immagine di quello che c’era ieri mattina dentro la fabbrica a dare il senso del timore degli operai: i grandi capannoni occupati dai mobili della casa presa in affitto da Barontini, sistemati lì come in un deposito. E tutte le macchine ferme: anche chi, fino alla scorsa settimana era andato a lavorare, ieri mattina non si è fatto trovare. I lavoratori della Cisl e della Uil si sono riuniti al cinema Stella per un’assemblea.
Sulla sentenza del tribunale, infatti, ci sono i nomi di Nadia Perino, Manola Mengozzi, Francesca Ferrari e Maurizio Giuliarini.
Sono stati loro a presentare ricorso e a ottenere, caso quasi unico in Italia, che un tribunale dichiarasse lo stato d’insolvenza della società e stabilisse che ora, a provarci, sia un commissario nominato dal Ministero. Giampiero Russotto ha un mese di tempo per decidere se si indosseranno ancora abiti Mabro o se dovrà essere dichiarato il fallimento.
@francegori
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