Il Tirreno

Grosseto

Stop adozioni in Congo Incubo di una santafiorese

di Fiora Bonelli
Stop adozioni in Congo Incubo di una santafiorese

La donna e il marito sono bloccati con altre 25 famiglie e i loro bambini La sorella: «Hanno chiesto aiuto a Napolitano e al Papa. Siamo in apprensione»

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SANTA FIORA. Fra le 26 le famiglie italiane bloccate in Congo da molto tempo, andate in Africa per adottare un bambino, c’è anche una signora di Santa Fiora che adesso lavora a Milano. A Santa Fiora vivono il padre e la sorella e anche tantissimi amici ormai da giorni fanno a gara per poter dare una mano alla concittadina.

Si è mosso lo stesso sindaco Renzo Verdi che spiega che sta provando a parlare col ministero degli Esteri, muovendosi con la stessa Unione dei comuni Amiata grossetana per caldeggiare la soluzione di un problema che tutti vorrebbero veder concluso per lo meno per Natale.

Gli amici hanno diffuso su Facebook il link di una petizione al ministero degli Esteri e alla titolare del dicastero, Emma Bonino, perché faccia tornare a casa le famiglie. Tra di esse, appunto, c’è quella della signora santafiorese che, col marito e le due figlie (ormai figlie a tutti gli effetti, col cognome e i timbri e le autorizzazioni di ogni tipo) avrebbe dovuto far ritorno in Italia il 4 dicembre. Invece, per motivi che hanno del paradossale si trovano ancora in Congo.

Una storia veramente assurda, perché tutte le autorizzazioni erano a posto, con firme e controfirme quando il 7 novembre la coppia è partita pensando di rientrare un mese dopo con le due bambine loro assegnate. Invece il Congo ha bloccato queste adozioni e i genitori sono rimasti.

«L’ambasciatore italiano in Congo li sollecita a ripartire senza i bambini – racconta al Tirreno la sorella della signora che, per tutelare la riservatezza della famiglia, preferisce non rivelarne il nome – ma loro se ne andranno solo con i propri figli. Al momento tutto è fermo. Mia sorella, dopo lo stop di ogni altra iniziativa, ha rivolto un appello allo stesso presidente Napolitano e a papa Francesco, dopo che il ministro Kyenge, congolese fra l’altro, è andata personalmente in Congo ma per ora non è riuscita a sbrogliare la matassa. È una situazione anche pericolosa, adesso, restare in Congo. Paura per rapimenti, paura per i medicinali che stanno finendo, come quelli per la malaria. Viviamo nell’apprensione».

Il sindaco Verdi ha immediatamente fatto suo l’accorato appello che la stessa mamma adottiva ha lanciato dal Congo: «Quelle famiglie – spiega Verdi – hanno invocato risposte e aiuto alle autorità italiane affinché intervengano per sbrogliare la matassa di un pasticciaccio burocratico in cui anche la nostra concittadina è incappata. Noi siamo intenzionati a promuovere ogni iniziativa per premere e favorire il rientro in Italia di genitori e figli. Ci muoveremo tutti anche come Unione dei comuni, parleremo coi ministeri e le ambasciate. Faremo sentire la nostra voce». Su www.avaaz.org si può firmare la petizione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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