Sicurezza
Quasi due milioni all’anno per i cani senza padrone
Questo in Maremma il costo delle strutture di accoglienza, dell’anagrafe e del centro chirurgico di sterilizzazione. E c’è chi ha qualche riserva
GROSSETO. Solo in provincia di Grosseto si quantifica in oltre 250 mila euro all'anno l'impegno economico dell'azienda sanitaria locale per la gestione dell'anagrafe del cane e per la gestione del centro chirurgico di sterilizzazione. E in circa un milione e mezzo il costo sostenuto dalle amministrazioni comunali per il mantenimento di circa 900 cani nei canili sanitari e rifugio. Se consideriamo le proiezioni di queste spese sui circa 150.000 cani ospitati nei canili in esercizio nel territorio nazionale, e su tutte le Asl italiane, si raggiunge una cifra da capogiro, nell'ordine delle centinaia di milioni di euro all'anno.
Nel fare questo calcolo, però, bisogna tenere presente che anche nel campo dell'applicazione della legge 281 siamo ben lontani da un regime di costi standard. Circa 900 cani in provincia di Grosseto, in un anno, costano alla collettività 1.250.000 euro, mentre in uno dei canili municipali di Roma, per lo stesso numero di cani, il Comune capitolino spende oltre 8 milioni di euro. E poi dobbiamo tenere conto dei costi indiretti, quelli di cui soffre la zootecnia per gli innumerevoli episodi di aggressioni alle greggi che si verificano ogni anno. La stima annuale dei danni si aggira sui 400-500 milioni.
I servizi veterinari dell'Asl 9 hanno sempre applicato e applicano, con notevole impegno di risorse umane e strumentali, le azioni previste dalla legge 281, «Eppure - spiega Madrucci - vorrei ci fosse data la possibilità di impiegare una piccola parte delle risorse, oggi destinate al mantenimento dei cani nei canili, per attivare una capillare attività di ricerca e cattura di randagi e vaganti».
Sull'argomento, di recente, si è espresso anche l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), indicando la necessità di superare l'assurdo vincolo del mantenimento senza termine degli animali nei canili rifugio. Insomma, in tempi di crisi profonda, sono in molti a domandare un approccio al problema secondo i modelli inglese e statunitense.
Fino ad oggi Asl e Comuni hanno dovuto far fronte agli alti costi sottraendo risorse ad altre voci del bilancio. Nel caso dei Comuni si è attinto ai fondi destinati al sociale, mentre le unità sanitarie locali ai fondi per l'erogazione generica di servizi. Da qui sono state contratte, e sono tutt'oggi contratte, importanti risorse che potrebbero essere destinate a forme prioritarie di assistenza a persone malate o in grave difficoltà sociale.
Ma al di là di considerazioni etico-economiche, vanno soprattutto valutate le condizioni di vita cui sono costretti i cani, in spazi limitatissimi in una reclusione senza termine, che è incompatibile con le loro caratteristiche etologiche. C'è da chiedersi se non sia davvero un atto di violenza incredibile catturare un cane vagante o randagio, o peggio un cane inselvatichito, e relegarlo a vita in pochi metri quadri. E soprattutto c'è da chiedersi se questa non sia proprio la fattispecie che il nostro codice penale prevede come maltrattamento di animali. Senza dimenticare che nel nostro Paese, come indiretta conseguenza della legge 281, i canili sono divenuti a tutti gli effetti e per molteplici aspetti un grande giro di affari, che ha ben poco a che fare con la protezione degli animali, con la protezione del lupo e con la protezione delle greggi.
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