Il dolore
Niente "eutanasia" per Zorro, il cane che ha aggredito il padrone
L’animale è stato affidato a un centro di recupero. La Lav chiede il licenziamento del veterinario. Critiche anche dal mondo della politica
GROSSETO. Niente eutanasia per Zorro, il dogo argentino che qualche mese fa aveva quasi staccato un braccio al padrone dopo averlo aggredito all'improvviso. E' quanto ha deciso il sindaco di Massa Marittima, spiegando che non è competenza della sua amministrazione la soppressione del cane, ''non trovandosi l'animale sul territorio comunale''. Era stata la Asl di Grosseto ad annunciare la soppressione, tramite ordinanza del Comune di Massa Marittima, del cane dopo il parere di non ''recuperabilità''. Il cane però è stato trasferito dai proprietari in un centro idoneo di recupero a Follonica.
''E' strano che questo ravvedimento arrivi solo adesso quando la petizione su Change.org sta raggiungendo le sedicimila firme e da giorni il Comune è tartassato da email e telefonate - ha detto Giacomo Bottinelli, responsabile Lav Grosseto. ''Solo il 6 dicembre scorso il sindaco Lidia Bai si è esposta in una conferenza stampa accanto al responsabile dei servizi veterinari della Asl 9, Paolo Madrucci, sostenendo che Zorro doveva essere assolutamente ucciso. E proprio da quel momento è partito il mail bombing. Se la soluzione era così semplice perché Lidia Bai non ha chiamato la Lav e i proprietari assicurando di non avere potere di emanare quell’ordinanza?''. La Lav ha anche annunciato ''nuove valutazioni formali da opporre al parere di soppressione e di 'non recuperabilità' emanato dalla Asl grossetana''.
Dura la Lav. ''Il dottor Madrucci ci costa troppo e fa danni. Propongo dunque di sopprimere'' il suo incarico. ''Il taglio del suo stipendio garantirebbe un risparmio di almeno 150mila euro all'anno alle casse pubbliche che potrebbero essere utilmente impiegati nella riduzione del randagismo. Si tratta di una soluzione razionale e anche umana, dato che ormai appare chiaro come Madrucci soffra nella sua smania di uccidere qualunque essere vivente non si accordi alla sua discutibile visione delle cose''. E' il commento, contenuto in una nota scritta, di Giacomo Bottinelli, responsabile Lav Grosseto, dopo l'affermazione del responsabile dei servizi veterinari Asl di Grosseto di praticare l'eutanasia ai cani randagi.
Critiche anche dalle senatrici del Pd Monica Cirinnà, Silvana Amati e Manuela Granaiola. ''Stupisce che il responsabile del dipartimento prevenzione dell'Asl 9 di Grosseto, dipendente pubblico profumatamente pagato con i soldi dei cittadini, suggerisce di adottare soluzioni che derogano ad una legge dello Stato, che per lui, veterinario pubblico, dovrebbe invece essere guida nel lavoro quotidiano''. ''Sostenere - hanno continuato criticando la proposta - che i cani randagi invece che essere ospitati nei canili andrebbero uccisi, come avviene negli Stati Uniti e in Inghilterra, è contro la legge italiana, il comune sentire è indegno per chi ricopre un ruolo pubblico che dovrebbe tutelare gli animali. Chiederemo con un'interrogazione alla ministra Lorenzin se ritiene incompatibile la permanenza di questo signore nel suo ruolo istituzionale''.
L'onorevole Brambilla: "Fatto grave". ''Contro la piaga del randagismo, la soluzione non è ritornare al passato o ad un presente in stile romeno, ma far rispettare la legge 281 (che impone precisi obblighi a Comuni ed Asl), educare i proprietari al possesso responsabile (e quindi al controllo sulla procreazione degli animali) e promuovere le adozioni. La pena di morte per qualcuno sarà anche comoda, ma è pura barbarie. Oltretutto di comprovata inutilità, visto che nei paesi dov'è praticata, spesso con metodi crudeli, il randagismo continua a prosperare''. Lo dice l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, commentando un intervento del direttore del dipartimento prevenzione dell'Asl 9 di Grosseto, Paolo Madrucci, nel quale proponeva l'eutanasia per i cani randagi. ''E' grave - prosegue la parlamentare di Forza Italia -che proposte del genere, irricevibili, siano formulate da un veterinario, per di più del servizio pubblico. Dovrebbe sapere che la soppressione è solo una 'soluzione' cruenta e temporanea, una risposta rozza a una cattiva gestione del problema. L'unico strumento efficace, e umano, per ridurre la popolazione degli animali in strada è la corretta e puntuale applicazione di una politica articolata, che preveda l'identificazione con microchip, la sterilizzazione, la promozione delle adozioni e la responsabilizzazione dei proprietari. Altrimenti passiamo alle stragi di cani, come quelle autorizzate in Romania e in Ucraina''.
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