Finanza
«Accettai di risalire sulla nave»
Fu Schettino alle 3 di notte a passare il telefono al safety officer Pellegrini
GROSSETO. Qualcuno sulla Concordia è tornato a bordo quella notte. Non è stato certo il comandante, come ormai è arcinoto, ma un giovane safety officer (responsabile della sicurezza), che quando ha ricevuto la chiamata ha risposto presente. Si chiama Martino Pellegrini e nella sua testimonianza di ieri al teatro Moderno ha raccontato come è riuscito dove Francesco Schettino si è rifiutato. Erano circa le 3 e i due erano sulla banchina di Giglio Porto, annichiliti da quello che stava accadendo. «Una situazione surreale» racconta Pellegrini. Ad un certo punto, suona il cellulare nella tasca dell’ex comandante. Lui risponde e passa il telefono al responsabile sicurezza. «Parlaci te» disse. «Dall'altra parte chiedevano da terra chi fosse disponibile a risalire sulla nave per verificare la situazione – racconta Pellegrini in aula - Alla fine ci tornai io». Al telefono era Paolo Mattesi, direttore della safety di Costa Crociere. Dalla prima versione sembra venir fuori il fatto che Schettino abbia provato a liberarsi dell’ennesimo ordine, ma seguendo con la deposizione Pellegrini spiega che MattEsi aveva chiesto proprio di lui. «Tornai sulla nave alle 4.30, ci volle tempo per tornare a bordo con la motovedetta, che non partì subito» continua. Il giovane responsabile è tornato a bordo della nave grazie alla famosa biscaglina di poppa, riuscendo a raggiungere i ponti ormai rivolti verso il cielo. «Trovai lì il vicesindaco Mario Pellegrini, l’ufficale Simone Canessa e una trentina di passeggeri». Fu poi fatto scendere Pellegrini, uno che già diverse ore prima aveva intuito di come le cose sarebbero precipitate. Poco dopo l’impatto, infatti, parlò con la sala macchine e capì che almeno tre comparti erano pieni d’acqua. «In certe situazioni possono bastare per far affondare una nave» spiega in aula. Ha provato a spiegare la situazione, «ma le gravi informazioni sembrava non venissero capite». Da lì in poi è stata una corsa contro il tempo, scandita da vari episodi, come quello in plancia quando l’orologio segna le 22.26. «Spronai il collega Andrea Bongiovanni a premere il pulsante dell’emergenza generale, visto che il comandante non dava un ordine preciso».(a.f.)
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