Sicurezza
L’ex Fiat si rifà il look: parte il recupero
Uffici, negozi e associazioni troveranno posto nello stabile arcidossino, simbolo del boom economico degli anni Sessanta
ARCIDOSSO. Lo stabile ex Fiat di Arcidosso, quello che da oltre sessant’anni è l’impronta digitale del paese amiatino, primo edificio di rilievo che si incontra entrando da Castel del Piano, è stato venduto a più acquirenti dalla proprietà e sarà restaurato su progetto dell’architetto Franza.
Un’ operazione di quelle coi fiocchi, dovuta a una meticolosa regia dell’agente immobiliare e alla sinergia di più attori: per prima, la proprietà, che per rispettare gli intendimenti del fondatore, non ha inteso vendere se non quando è stata convinta che chi acquistava avrebbe operato per il bene di Arcidosso; gli acquirenti, che sono, in modi diversi, legatissimi al territorio (associazioni, cooperative, attività commerciali, uffici); il progettista, che ha capito il senso di un’operazione che trasforma immediatamente l’impatto col borgo amiatino; e infine Alessandro Bramerini, l’agente immobiliare che con un lavoro faticosissimo, puntiglioso e paziente è riuscito a mettere insieme gli acquirenti, convincendoli di avere fra le mani un’opportunità irrepetibile.
Ma perché tutto questo dispiegamento di forze e soprattutto di intenti? Lo stabile in questione è quello dell’ex Fiat, che ha costituito, a partire dai primissimi anni Cinquanta, il maggiore fiore all’occhiello arcidossino, in una stagione economica d’oro, quella del boom degli anni Cinquanta e Sessanta.
Claudia Bardelli, figlia della proprietaria, che ha avuto la procura della trattativa di vendita, tratteggia con precisione la storia dello stabile e di chi riuscì a costruirvi attorno una brillante attività, grazie alla quale Arcidosso era conosciuto in tutta la Toscana e oltre.
«Il fondatore di quella che adesso è diventata l’ex Fiat – racconta Claudia – fu Francesco Innocenti, classe 1902, che concretizzò qui un’azienda che divenne l’emblema della sua passione per i motori, abilità che egli aveva affinato andando, negli anni Venti, a imparare il mestiere da un cugino meccanico a Narni. Pochi anni di allontanamento dal suo paese di Arcidosso e poi il ritorno, per mettere su una piccola officina con distributore in via Roma, perché era grande il suo desiderio di fare qualcosa in paese e per il paese».
L’officina fece passi da gigante in un batter d’occhio, soprattutto nel dopoguerra, tanto che nei primi anni Cinquanta ci fu necessità di trasferire l’attività familiare in un’area più ampia che fu, appunto, l’edificio ex Fiat. Uno stabile costruito ex novo, che ospitava al piano sottostrada le officine e al piano terreno gli uffici amministrativi, dotato di un’area espositiva per le auto e i camion, il magazzino ricambi e uno spazio di vendita per gli elettrodomestici e gli altri prodotti di marca Fiat dopo che Francesco ebbe ottenuto, per l’azienda, la licenza di concessionaria autorizzata Fiat.
«A metà anni Sessanta – aggiunge Claudia – il fabbricato è stato ampliato e nel 1972 è stata completata la sopraelevazione con la realizzazione di un piano primo in cui, per sopravvenute esigenze della comunità di Arcidosso, furono predisposte le aule e i laboratori e i servizi necessari all’insediamento del ramo chimico dell’istituto Ipsia».
Lo stabile è stato per lungo tempo un crocevia di lavoro e commercio e questa funzione doveva mantenere per la famiglia che voleva più di tutto rispettare l’intendimento del suo ideatore, il quale aveva sempre tenuto moltissimo in considerazione Arcidosso e le persone che vi lavoravano.
«Con questo spirito l’agente Alessandro Bramerini – prosegue Claudia – vedendo oltre l’aspetto attuale dello stabile, si è fatto carico di trovare, tramite la sua agenzia immobiliare, un gruppo di persone interessate al recupero, conclude lavorando con grande impegno nel convincere tutti sulla fattibilità di questa difficile operazione».
L’architetto Franza ha, dunque, lavorato a un progetto costruito ad hoc e che potesse ospitare attività – uffici, esercizi commerciali, sedi di associazioni – di chi, come ha voluto la proprietà, operassero per la comunità e fossero legate a quell’Amiata che Francesco Innocenti aveva amato tanto.
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