«Dalla nave nessuno ci disse mai di essere in avaria»
GROSSETO. Quando arrivò nella sala operativa di Livorno, ed erano già l’1.30, le 2, la tragedia era già avvenuta ma i soccorsi erano ancora nel vivo. Il contrammiraglio Ilarione Dell’Anna, direttore...
GROSSETO. Quando arrivò nella sala operativa di Livorno, ed erano già l’1.30, le 2, la tragedia era già avvenuta ma i soccorsi erano ancora nel vivo. Il contrammiraglio Ilarione Dell’Anna, direttore del compartimento marittimo toscano, si limitò a controllare che procedesse linearmente - come già avveniva - una macchina che aveva messo in movimento 26 vedette (di cui 13 della guardia costiera), 8 elicotteri (3), 14 unità mercantili e un numero imprecisato di uomini. Diciotto le persone salvate dagli aerosoccorritori. Ricostruiti su richiesta del pm Pizza gli ambiti di intervento e le competenze, Dell’Anna ha dato alcune risposte secche: «La nave non ci ha mai chiamato, né ha detto di trovarsi in avaria». Fu la capitaneria a chiamare. «Non è obbligatorio che la capitaneria di arrivo venga informata delle modifiche di rotta: caso mai il porto di partenza sì». E poi: «Contattare la compagnia da parte nostra è un’attività collaterale e successiva rispetto a quella di soccorso». E «l’obbligo di avvertire la compagnia ce l’ha il comandante».
Questioni formali sono state chieste anche al capitano di fregata Gregorio De Falco, che quella notte dirigeva i soccorsi, senza interferenze da Roma. A lui, come a Dell’Anna, l’avvocato Patrizio Lepiane difensore di Schettino ha fatto domande a proposito di comunicazioni con la Procura: «Eravamo io, De Falco e altri due ufficiali a dover parlare con la Procura», ha detto Dell’Anna. Quando all’inizio della telefoanta dell’1.46 De Falco dice «Il procuratore dovevo chiamare, c...», ha chiesto l’avvocato Lepiane, cosa intendeva? «Che mi ero dimenticato di avvertire la Procura: avevo omesso, era stata una mia dimenticanza».
(p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
