Il Tirreno

Grosseto

«Tu voti» e «Tu no» Le esclusioni avvelenano i seggi

di Gabriele Baldanzi
«Tu voti» e «Tu no» Le esclusioni avvelenano i seggi

A due consiglieri (non del Pd) è impedito l’accesso all’urna Ad altri due politici no. E scoppia la bufera sul regolamento

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GROSSETO. Due pesi e due misure. Sono amici Massimo Felicioni e Andrea Bennardi. Il primo architetto, il secondo ingegnere. Ieri, senza vedersi, senza saperlo, sono diventati il simbolo delle contraddizioni del Pd, che pure non è il loro partito, visto che non hanno tessere.

Il primo, il consigliere comunale Felicioni, si è presentato al Pace per scegliere il segretario del Pd, così come diversi altri esponenti della sua lista civica, ma lui – solo lui - è stato bruscamente fermato da Giancarlo Bastianini e non ha potuto impugnare il lapis e andare nell’urna. Al suo fianco c’era la figlia, neomaggiorenne, a cui invece è stato permesso votare. Il secondo, il Bennardi, ex assessore della giunta Marras nel mandato 2004-2009, da un paio di mesi cofondatore di una lista civica che contenderà al Pd (a primavera) il governo del Comune di Roccastrada, non ha mai nascosto la sua simpatia per Matteo Renzi e quando si è presentato al seggio di Roccatederighi è stato serenamente accolto dai ragazzi del Pd. Nessuno si è sognato di negargli la possibilità di votare, in virtù di un dissenso che ha connotati locali e che non investe certo le politiche nazionali e la scelta della leadership del partito, allargata appunto anche ai non iscritti.

Il caso Marchetti. Ma in serata è accaduto di nuovo. A Braccagni lo stop è arrivato per un altro consigliere del capoluogo (peraltro eletto nelle file della maggioranza): Simone Marchetti. Il presidente del seggio Mario Iacobucci gli ha comunicato di non poter votare essendo iscritto ad altro partito. Marchetti ha spiegato che nel Centro Democratico non esiste la pratica del tesseramento. E allora la motivazione è cambiata: «Niente voto perché sei un consigliere comunale non del Pd». Marchetti, sentito ieri sera, è dispiaciuto. «Ha votato solo mia mamma. Non mi pare il regolamento congressuale dica questo, ma non importa. Peccato che da un mese mi arrivino inviti al voto via sms, mail, etc…».

Dubbi tra i garanti. Ma anche tra i garanti ci sarebbero perplessità. Un noto dirigente del Pd, a voce bassa, va giù duro con «certi padroncini del partito». «Non vedo dov’è il problema se qualcuno - non iscritto al Pd, che fa parte di una lista civica o comunque gravita in area centrosinistra – si presenta per votare. Queste levate d’ingegno dei respingimenti non mi piacciono. Dobbiamo essere inclusivi. Lo spirito delle nuove regole era chiaro. Ci voleva buon senso. C’è qualcuno, purtroppo, che è nato burocrate, che non conosce il termine elasticità, altri che non hanno più nulla da perdere e cercano puntualmente lo scontro. Fanno danni enormi».

La replica di Bastianini. L’ex vicepresidente della Provincia, però, non ci sta a passare da Cerbero: «L’articolo 2 comma 9 dello statuto del Pd esclude dalla registrazione e dall’albo degli elettori del Pd le persone appartenenti ad altri movimenti politici o iscritte ad altri partiti o aderenti, all’interno di assemblee elettive, a gruppi consiliari diversi da quelli del Pd. A questa norma ci siamo attenuti qui al Pace, dove ho cercato di evitare polemiche e in modo educato ho spiegato ciò che prevede il vademecum e lo statuto. Se poi in altri seggi c’è stato qualcuno che ha votato e non poteva farlo io non lo so».

Chelini su Twitter. Gianni Chelini, coordinatore del centro democratico e assessore in Provincia, ha invece regolarmente votato a Barbanella. Peccato che dopo aver twittato la sua soddisfazione sia arrivata, puntuale come la morte, la risposta del presidente della commissione di garanzia del congresso Alessandro Militello: «Gianni Chelini, come esponente di un partito diverso, non potevi votare (che è anche logico). È che non ti hanno riconosciuto al seggio». Se non ci fosse il Pd andrebbe inventato…

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