Il Tirreno

Grosseto

Paziente morì in ospedale Indagati trentatré medici

di Pierluigi Sposato
Paziente morì in ospedale Indagati trentatré medici

La Procura chiederà l’esumazione della salma di un uomo di Castel del Piano Il decesso era avvenuto all’indomani del terzo intervento chirurgico effettuato

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GROSSETO. Parlare di "terremoto" è senza dubbio un eufemismo, perché raramente a Grosseto si era visto un così grande numero di informazioni di garanzia arrivare tutte insieme: sono state ben 33 quelle che la Procura di Grosseto ha fatto recapitare nei giorni scorsi ad altrettanti medici dell'ospedale Misericordia, tutti indagati per omicidio colposo. Forse anni fa soltanto gli avvisi di garanzia per le risonanze magnetiche avevano avuto dimensioni paragonabili.

Quella di oggi è una questione di presunta colpa medica, per la morte di un anziano paziente da qualche tempo abitante a Castel del Piano, Giorgio Micheli, deceduto otto mesi fa dopo un lungo periodo di degenza trascorso in vari reparti del nosocomio. Una questione non solo clinicamente articolata e necessaria di approfondimenti ma anche proceduralmente complessa, visto che per consegnare gli avvisi di garanzia sono servite due mattine: i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria di via Monterosa si sono installati in una stanza della direzione sanitaria e lì hanno convocato i sanitari interessati dalla vicenda, consegnando loro l'avviso.

Omicidio colposo recita stringatamente l'informazione di garanzia, senza indicazioni ulteriori. L'inchiesta - avviata da circa un mese dopo la querela presentata dai familiari - è del resto soltanto alle prime battute, perché il prossimo indispensabile passaggio sarà necessariamente quello della esumazione del cadavere. Il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio verosimilmente nei prossimi giorni chiederà al gip di poter effettuare l'esame autoptico, mediante un incidente probatorio.

E dunque l'avviso di garanzia permetterà a tutte le parti in causa di nominare non solo i propri avvocati difensori ma anche eventualmente i propri consulenti destinati a seguire l'autopsia che il giudice disporrà. Solo questo esame consentirà di stabilire se i medici, e quali di loro, abbiano responsabilità nel decesso del paziente.

Non potendo al momento attribuire una condotta specifica a un reparto o all'altro del Misericordia, il pm si è trovato per così dire "costretto" a indagare tutti coloro che hanno seguito il paziente nei 45 giorni di degenza al Misericordia. I reparti interessati sono almeno quattro: dal pronto soccorso alla nefrologia, dall'urologia alla rianimazione.

I carabinieri non hanno effettuato sequestri: la cartella clinica era già in possesso dei familiari del paziente, che si sono rivolti a un avvocato livornese per chiedere alla Procura di fare indagini. Una cartella clinica che, come ben si intuisce dalla lunghezza del periodo di ricovero, si presenta di particolare spessore, anche perché sono stati diversi (trentatré appunto) i medici che si sono occupati in qualche modo dell’anziano ultrasettantenne.

La storia clinica di Micheli, che era già gravemente ammalato, vede inizialmente un primo accesso al pronto soccorso, alle 10 del mattino. Dimesso dopo alcune ore, in serata era tornato perché le sue condizioni non sarebbero affatto migliorate. Da questo momento erano iniziati gli ulteriori accertamenti clinici. Nel corso della sua permanenza al Misericordia, Giorgio Micheli era stato sottoposto a tre interventi chirurgici. Il giorno dopo l'ultimo intervento, il paziente era morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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