Il dolore
«Alluvionati, morite sotto l’acqua»
Cori choc al bar nell’intervallo della partita Albinia-San Giovanni Valdarno, poi gli ultras fanno razzia di alcolici
ALBINIA. Il fango, l’acqua, l’odore di stantio e di dolore, di morte. Il fango e l’acqua dell’alluvione che l’anno scorso ha cancellato il volto di un paese, lo ha trasfigurato in tante braccia che si sono date da fare, in tante lacrime cadute. Dolore che non si cancella e che si rinnova. Anche e soprattutto quando qualcuno, quel dolore, cerca di rivolgerlo contro chi ci è passato dentro tutto intero e non ha ancora dimenticato. Ieri, ad Albinia, si giocava una partita di pallone. Ma quello che è successo al bar Charlotte, con il calcio c’entra ben poco. «Alluvionati di merda, speriamo che muoriate sotto cinque metri d’acqua»: i cori e le grida degli ultras che sono stati rivolti, senza troppi complimenti nei confronti delle tre persone che in quel momento stavano lavorando nel locale. Parole arrivate come coltellate, prima che gli uomini che erano ad Albinia per la partita facessero man bassa di panettoni, bottiglie di vino e spumante e si dileguasse subito dopo.
Al campo di calcio Combi era in programma la partita d’Eccellenza Albinia-San Giovanni Valdarno. Una partita da cartellino rosso per la tifoseria degli ospiti. «Ma nessuno ci ha avvertiti che sarebbe potuto succedere qualcosa - dice Elena Martini, la titolare del bar - e così ci siamo trovate sole a fronteggiare cinquanta uomini ubriachi». E subire quelle offese e quelle umiliazioni.
Ad Albinia, il bar dell’associazione sportiva, che si trova a pochi passi da un campo di calcio ieri presidiato dai carabinieri, è rimasto con la saracinesca abbassata. «Loro lo sapevano che questa partita era rischiosa - dice la donna - e infatti hanno tenuto chiuso. Ma nessuno dell’associazione sportiva si è degnato di dirci cosa fare. Nessuno è venuto ad avvertirci che sarebbe potuto succedere qualcosa». La rabbia di Elena è quella di una donna e imprenditrice che ha dovuto affrontare l’acqua e il fango. E che si è risollevata, piano piano. Ma ieri, poco prima della partita, ha dovuto fronteggiare gli ultras arrivati da San Giovanni Valdarno. «Prima della partita, sono venuti qui quattro o cinque di loro - racconta - erano già ubriachi fradici». In quella prima incursione al bar Charlotte, a parte il fastidio, le urla e qualche parolaccia di troppo, gli ultras non hanno fatto danni nel locale. Il putiferio si è scatenato alla fine del primo tempo, quando nella pasticceria di via Maremmana sono arrivati una cinquantina di uomini che avevano voglia di bere.
Nel bar c’erano alcuni tifosi dell’Albinia, sei o sette persone in tutto. «Sono stati loro a darci una mano - spiega Elena Martini - per allontanarli. Volevano bere altri alcolici, hanno cominciato ad offenderci, ad augurarci di morire, a chiamarci alluvionati di merda». Offese che fanno male. «Siamo riusciti ad allontanarli dal bar - spiega Elena - ma mentre se ne stavano andando via hanno fatto razzia di tutto quello che hanno trovato davanti a loro. Ci hanno portato via bottiglie di vino, spumante, panettoni». L’unica fortuna che la proprietaria del locale ha avuto è stata quella di non trovarsi con il bar devastato. Ma il danno economico non è stato certo piccolo. «Abbiamo chiamato i carabinieri - dice ancora la donna - ma sono dovuti intervenire quelli di Fonteblanda, perché quelli di Albinia stavano presidiando appunto lo stadio. Abbiamo sporto denuncia, sì. Ma la rabbia più profonda è che nessuno ci abbia avvertiti di quello che sarebbe potuto accadere». Gli ultras, poi, sono risaliti sul loro pullman e sono tornati via. Felici, oltretutto, per la goleada della loro squadra.
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