Il Tirreno

Grosseto

Passaggio insperato nel deserto della notte

Storia di Vivien: aveva perso la coincidenza per Massa Marittima. E dopo le 22 non ci sono mezzi

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FOLLONICA. Questa è una piccola storia che parla un po' di noi e delle nostre città. Inizia con una ragazza neanche trentenne che in una notte gelida è alla disperata ricerca di aiuto. Ha freddo e deve fare troppa strada per andare a piedi. Lei è a Follonica, suo marito e le sue figlie a Massa Marittima. È arrivata di ritorno da Roma, ma il ritardo del treno ha fatto saltare la coincidenza con l'autobus che l'avrebbe portata nella città montana. Un problema, perché ormai è tardi e di corse non ce ne sono più. Di taxi, poi, neanche l'ombra. Non ha soldi e nessuno che la possa venir a prendere. Allora con gli occhi sbarrati racchiude le mani e ci soffia dentro per potersi scaldare, cercando di mandar via il freddo e la paura di dover trascorrere quella notte sotto zero per strada. È sola la ragazza neanche trentenne, completamente sola. E allora spera, chiede aiuto alle auto che la ignorano. Fino a quando dei fari si accostano.

Vivien conosce le difficoltà da quando è venuta al mondo. È nata nella miseria e cresciuta nella guerra, fino a quando ha deciso di fuggire da tutto l'orrore che la vita sembrava avere in serbo per lei. È nigeriana, Vivien, come suo marito. Si sono conosciuti da ragazzi e dopo qualche anno hanno avuto la loro prima figlia, che oggi ha poco più di tre anni, partorita in Libia, dove si erano trasferiti in cerca di qualcosa di meglio. Cercavano un nuovo inizio, ma hanno trovato il regime di Gheddafi, ribaltato due anni fa da una sanguinosa guerra civile. Ancora morte e quando Vivien è rimasta di nuovo incinta hanno deciso di fuggire verso l'ignoto. Hanno pagato uno scafista e attraversato il Mediterraneo con la seconda figlia in grembo, fino a Lampedusa. Da lì sono rientrati nel programma accoglienza della Regione Toscana e trasferiti al rifugio Sant'Anna di Massa Marittima, dove si trovano tuttora, accuditi dalla Società della Salute e dai volontari.

Parte da qui questa piccola storia. Dalla miseria e dalla guerra: senza di queste, Vivien forse non sarebbe mai fuggita in Italia. E dopo tante brutte avventure, domenica scorsa era su un treno di ritorno da Roma. Il piano era quello di arrivare a Follonica alle 21.50 e da lì prendere l'autobus delle 22.10 che l'avrebbe portata a Massa Marittima. Il treno però fa mezz’ora di ritardo e la coincidenza salta. Vivien si ritrova così nel deserto di piazza della Stazione, mentre il termometro sfiora gli zero gradi. Una cosa risaputa in città: se dopo le 22 devi andare fuori Follonica e non hai la macchina, fatti il segno della croce. Una regola ferrea in vigore anche d'estate.

Il panico inizia a prendere il sopravvento: non c'è nessuno che possa venirla a prendere, fa troppo freddo per aspettare la mattina dopo su una panchina e la sala d'aspetto della stazione non è proprio il posto adatto per una donna sola. Vivien inizia a camminare sul marciapiede verso il centro, cercando aiuto. Follonica però sembra una città fantasma e le poche auto che passano ignorano la ragazza. Lei come vede dei fari allarga le braccia, si affaccia sulla strada, si getta in mezzo alla carreggiata, ma le macchine tirano dritte. Racconterà dopo che soltanto una macchina dei carabinieri si è fermata, spiegando però che loro un passaggio a Massa Marittima non potevano darlo.

È da poco passata mezzanotte e Vivien è ancora sul ciglio della strada a chiedere aiuto a tutte le auto che passano. E proprio quando sembra tutto inutile, una di queste accosta. Dentro c'è una giovane coppia che per puro caso si è trattenuta un po' di più davanti a una pizza. «Aiutatemi, vi prego, devo tornare a Massa Marittima dalle mie bambine» dice Vivien ai due ragazzi battendo i denti. Lui spiega che Massa Marittima non è proprio di strada e si offre di pagarle una corsa in taxi. Tornano quindi alla stazione, ma non ce n'è neanche uno in servizio. E intanto la temperatura scende, in modo vertiginoso. Che fare dunque? Abbandonare la ragazza al suo destino? «No». Vivien sale e durante il passaggio ringrazierà decine di volte la coppia, racconterà di come è arrivata al Sant'Anna e di come la sua famiglia sia rimasta una delle poche ancora nella struttura. Coppie con figli piccoli infatti sono situazioni "critiche", in gergo tecnico, che hanno bisogno di un programma particolare prima del rilascio del visto. Adesso è quasi l'una e Vivien è davanti al cancello del rifugio. «Grazie, grazie, grazie ancora» dice con le lacrime agli occhi.

Alfredo Faetti

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