Sicurezza
«Basta con questi allerta meteo: ogni settimana ne arriva uno»
Dopo il maltempo dei giorni scorsi, i nubifragi e le alluvioni che hanno flagellato da nord a sud lo Stivale con danni enormi e vittime, ieri è stato chiesto al sindaco Arturo Cerulli quali...
Dopo il maltempo dei giorni scorsi, i nubifragi e le alluvioni che hanno flagellato da nord a sud lo Stivale con danni enormi e vittime, ieri è stato chiesto al sindaco Arturo Cerulli quali provvedimenti prenderebbe in caso gli arrivasse dalla Protezione Civile un allarme meteo per acuta criticità climatica. Il sindaco ha risposto “a modo suo”, spiegando come il tema gli stia a cuore, al punto da essersi lamentato con il Prefetto Gabrielli, responsabile nazionale della Protezione Civile, di questa situazione. Cerulli alla fine si sfoga in un inedito discorso, piuttosto critico. «È un periodo, l’attuale, nel quale mediamente una volta alla settimana arriva un’allerta meteo - spiega lui - Cosa fare rispetto a queste comunicazioni? Di fatto non succede niente di particolare e finisce che nessuno ci crede più, come fosse “al lupo al lupo”. Tra l’altro i messaggi si presentano tutti abbastanza uguali. Ma poi, francamente, anche avvisando la gente che c’è un’allerta meteo - chiede lui provocatoriamente - cosa cambierebbe?». Con la raffica di avvisi d’allerta spediti dagli enti superiori al sindaco, dice Cerulli, «noi diventiamo i responsabili: sembra quasi un gioco allo scarica barile. Gabrielli si lamenta che il 75% dei Comuni d’Italia non hanno il Piano di Protezione civile, noi siamo in quel 25% che lo hanno redatto ed approvato, ma non è che avere il “piano” ci metta al riparo da alluvioni o eventi calamitosi. Il piano ci permette di intervenire in qualche modo ma non certo prevenire. Per esempio l'area del Campone potrebbe essere una zona ad alto rischio. Quando c’è l’allerta meteo dico a tutti quelli del Campone di sgomberare la zona? Ma se l'allarme viene dato una volta alla settimana, cosa posso fare? Il problema è serio e va risolto», spiega il sindaco, secondo cui la prevenzione si fa con l’urbanistica: non costruendo in zone particolari.
Un esempio: il Pozzarello, zona dove l'acqua zampilla dal basso. «Forse si doveva evitare di far costruire in un luogo così chiamato perché caratterizzato da una miriade di pozzi. Noi stiamo realizzando oggi, in quella zona, opere che forse andavano fatte prima che vi fossero costruite abitazioni. E intanto devo far evacuare i cittadini ogni volta che mi arriva un allerta?». (r.w.)
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