Il Tirreno

Grosseto

Agrideco condannata dopo l’esplosione

di Pierluigi Sposato
Agrideco condannata dopo l’esplosione

Causa di lavoro: la ditta dovrà pagare oltre un milione di euro ai familiari dell’operaio morto e 156mila euro al ferito

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SCARLINO. Si sono rivolti al giudice del lavoro per chiedere il risarcimento dei danni causati dall'esplosione-incendio del 26 giugno 2008, all'Agrideco di Scarlino, in cui perse la vita Doru Martin, 47 anni, e rimase gravemente ferito il collega Mario Cicchiello, oggi 65 anni. E il giudice Antonella Casoli ha riconosciuto le loro ragioni.

Oltre un milione di euro ai familiari (la moglie e i tre figli) dell'operaio deceduto, rappresentati dall'avvocato Marco Picchi, 156mila euro all'uomo sopravvissuto, difeso dall'avvocato Fausto Bianchi. Sarà la stessa Agrideco, assistita dall'avvocato Daniela Bovetti, a dover pagare le somme perché il giudice ha respinto la richiesta della ditta di estendere questa causa alla Reale Mutua Assicurazioni come anche alla Procter & Gamble srl, quest'ultima citata perché avrebbe fornito rifiuti pericolosi identificati diversamente al momento della consegna. Quasi trentamila gli euro per le spese di lite che l'azienda dovrà versare; più quelle per i compensi dei consulenti tecnici. Adesso la ditta potrà presentare ricorso in appello.

Il giudice ha deciso congiuntamente ma con due sentenze diverse, che tuttavia seguono il medesimo percorso. La causa di Cicchiello era partita nel luglio 2010, quella di Martin nel maggio 2011: i legali aveva insistito sul riconoscimento delle responsabilità del datore di lavoro perché i due addetti sarebbero stati adibiti illecitamente alla triturazione delle bombolette spray (probabilmente 150mila), un'operazione non autorizzata ed eseguita senza un impianto adatto. L'Agrideco non soltanto si era opposta - sostenendo che dalle cifre richieste andava sottratta la somma già riconosciuta dall'Inail - ma soprattutto che la responsabilità andava ricercata in chi aveva fornito quelle bombolette (la Procter & Gamble): l'azienda scarlinese aveva sostenuto di essere stata indotta in errore perché nel codice rifiuti era stato indicato che si trattava di rifiuti non pericolosi. E aveva anche invocato la chiamata in causa dell'assicurazione per i danni causati a terzi e dipendenti in conseguenza di condotte gravemente colpose.

Dal canto suo, la Procter & Gamblea aveva fatto presente che l'Agrideco aveva fatto un uso improprio del trituratore, avendo contravvenuto al divieto di immissione di rifiuti infiammabili (come le bombolette che recavano espressamente tale qualità) ed essendo la stessa a conoscenza del rischio di incendio, come accertato dall'indagine penale. La Reale Mutua aveva invece sottolineato che lo smaltimento di rifiuti pericolosi non era ricompreso nelle garanzie della polizza stipulata.

Parzialmente fondata è stata ritenuta la richiesta di Martin, totalmente quella di Cicchiello. In entrambi i casi, il giudice Casoli ha evidenziato la mancata adozione delle misure di sicurezza da parte del datore di lavoro. Perché la perizia della Procura, non contestata, aveva stabilito che «in nessun caso è consentito immettere (nel trituratore, ndr) materiali esplosivi, corrosivi o che possono dar luogo ad emissione di sostanze soggette a incendio o di gas nocivi alla persona (bombolette spray, contenitori di solventi e di liquidi infiammabili ecc.)». E poi è pacifico che l'autorizzazione della Provincia era relativa a «stoccaggio, selezione, trattamento e recupero di rifiuti speciali non pericolosi», cioè diversi da quelli trattati il giorno dell'incidente. E tutti nell'impianto, dai responsabili ai dipendenti, sapevano quali prodotti erano arrivati: lo dicono i risultati delle indagini penali, lo dice quell'intercettazione telefonica in cui si parla di un incendio in passato. Nessuno tra gli addetti aveva comunque ricevuto una formazione specifica. E nel documento di valutazione dei rischi esaminato dalla Asl 9, non si fa riferimento ai rifiuti pericolosi proprio perché vietati in quell'impianto. Dunque, vi è stata una responsabilità dell'azienda dal punto di vista della sicurezza sui luoghi di lavoro. Chiamare in causa la Procter & Gamble è poi inammissibile, in questa sede, ha stabilito il giudice. Come è inammissibile citare la compagnia assicuratrice, visto che anche facendo ricorso a un'interpretazione estensiva della polizza, questa non ricomprende affatto il trattamento o lo smaltimento dei rifiuti.

In dettaglio. Alla vedova Cristinela 382mila euro, alla figlia più piccola Paula Georgeta 314mila euro, agli altri due figli Dorina e Christian Gheorghe 260mila ciascuno. In tutto, 1 milione e 216mila euro. Per Cicchiello 156mila euro.

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