La manifestazione
Stalking e sequestro, condanna a 3 anni
La donna aveva denunciato il suo ex nel 2011. L’uomo è detenuto per un altro episodio violento avvenuto pochi mesi fa
FOLLONICA. È stato sequestro di persona, è stata violazione di domicilio, è stato stalking, è stato furto. Massimiliano Guerrieri, 40 anni, di Piombino, è stato condannato per tutti i capi di imputazione. Non ai 4 anni e 8 mesi chiesti dal pm onorario Elena Bartalini ma a 3 anni. Dovrà anche risarcire con 5.000 euro di provvisionale la parte civile, costituitasi con l’avvocato Mimmo Fiorani; al resto penserà il giudice civile.
Un’ora di camera di consiglio e il giudice Giovanni Puliatti è uscito per leggere la sentenza (motivazioni entro la fine di gennaio) al termine di requisitoria e arringa. Il magistrato ha ritenuto come reato più grave il sequestro di persona tra quelli che avrebbero reso un inferno la vita della donna, 32 anni. E ha condannato Guerrieri a pagare sia le spese di giudizio che quelle sostenute dalla parte civile. Che era presente, come era presente suo padre (ha testimoniato), come era presente l’imputato, scortato dalla polizia penitenziaria perché detenuto dopo un altro episodio, avvenuto nel marzo scorso. Più grave, perché in quest’ultimo caso l’ipotesi è tentativo di omicidio.
Quanto contestato all’udienza di ieri, invece, risale al marzo 2011. Anzi, dal 22 al 27 marzo. Un periodo esiguo - ha sottolineato il suo difensore, l’avvocato Adriano Galli - perché si possa ipotizzare uno stalking. Appena sei giorni non possono aver ingenerato nella donna e nei suoi familiari uno stato di ansia e paura, come recita l’accusa, costringendola a cambiare le sue abitudini di vita, ha sostenuto l’avvocato. Anche perché la relazione sentimentale tra i due c’è stata, anche se avrà avuto alti e bassi. «Lei lo ha ripreso a suo piacimento. E c’è reciprocità di sentimenti». Fortunatamente, ha aggiunto Galli, una delle cose intelligenti che Guerrieri ha fatto è stata quella di conservare gli sms di lei. Per dimostrare che c’era scambio e non erano messaggi a una sola direzione. A corroborare questa tesi, a parere della difesa, il fatto che per l’accusa iniziale di violenza sessuale la donna aveva ritirato la querela ammettendo che era consenziente.
Impossibile, secondo il legale, sostenere una violazione di domicilio: Guerrieri aveva le chiavi della casa di Cassarello e le aveva perché la copia era autorizzata; i due dormivano insieme, uscivano insieme. Fino a cinque giorni prima dell’ultimo episodio - le minacce di morte con un coltello da cucina - Guerrieri entrava tranquillamente in quella casa. «Il sequestro di persona è inesistente - ha aggiunto a proposito di questa ulteriore contestazione, con la porta chiusa a chiave e con la catenella - perché la donna non è mai stata costretta nei suoi movimenti. E il coltello caso mai sarebbe potuto essere utilizzato per atti di autolesionismo, non contro di lei». Quella sera erano arrivati i carabinieri, avvertiti dai familiari insospettiti.
Inesistente, secondo il difensore, anche l’ultima delle accuse, quella del furto della carta di credito postale della donna, di cui Guerrieri si sarebbe impossessato per prelievi di denaro per mille euro complessivi. L’uomo era stato visto davanti a una postazione di via della Pace, nei pressi dell’abitazione della donna, che era stata subito avvertita. «Non è dimostrato il furto del postamat - ha argomentato Galli insistendo su carenze delle indagini preliminari - e nemmeno quello del relativo pin».
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