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Rotaie per l’Algeria Commessa per partire

Rotaie per l’Algeria Commessa per partire

PIOMBINO. Trentaseimila tonnellate di rotaie per la rete ferroviaria algerina. Una commessa per la Lucchini che in altri tempi non sarebbe stata una notizia ma che oggi assume un significato...

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PIOMBINO. Trentaseimila tonnellate di rotaie per la rete ferroviaria algerina. Una commessa per la Lucchini che in altri tempi non sarebbe stata una notizia ma che oggi assume un significato importante, legato non solo al valore commerciale in sé e per sé. Si tratta infatti di un po’ di ossigeno dal punto di vista economico, utile a mandare avanti lo stabilimento in attesa che si concretizzino i progetti (Corex, ma in tempi più brevi forno elettrico) per dare prospettive allo stabilimento. Ma soprattutto l’ordinativo algerino rappresenta un segnale importante al mercato: cogliere una commessa del genere (che comunque vale all’incirca il 10% della produzione annua del treno rotaie) significa da un lato che l’azienda nonostante tutto si sta impegnando nel settore commerciale, ma soprattutto che ci sono clienti che credono nella qualità del prodotto piombinese e mostrano fiducia nella capacità di un’azienda – data più volte per morta e sepolta – di soddisfare una richiesta importante. Insomma, un segnale di futuro.

La commessa è stata firmata in questi giorni, mancano ancora i dettagli, ma secondo fonti qualificate ci sarebbero altri ordini per le rotaie. La commessa algerina per il rifacimento della rete ferroviaria vede la partecipazione della società italiana “Condotte” come capofila.

«È una buona notizia – commenta il sindaco Gianni Anselmi - perché dà il senso di una vitalità che fa ben sperare in vista dei progetti che ci sono in campo».

«Il fatto di essere ancora vivi e in produzione – gli fa eco Mirko Lami, capo delle Rsu Fiom – è una notizia che sta facendo il giro del mondo siderurgico. Potrà anche accadere il peggio ma intanto chi aspettava la nostra chiusura, deve attendere. E comunque si tratta sempre di denaro che entra in cassa e fa parecchio comodo».

In questi giorni infatti si susseguono le voci sulle difficoltà che l’altoforno, la cui attività è già ridotta al minimo, inconterebbe ad andare avanti oltre febbraio. Difficoltà economiche, che qualche ordine ovviamente può rintuzzare. Nei prossimi giorni partirà il bando per la vendita dello stabilimento, poi ci saranno due mesi per presentare le offerte e fino a sei mesi per la loro valutazione. Tempi in cui verrà messa alla prova la promessa fatta dal sottosegretario De Vincenti nell’ultimo incontro al Mise, il 14 novembre, con la richiesta fatta al commissario Piero Nardi «a operare per riuscire a mantenere in attività l'altoforno fino al momento in cui, con l’accordo, non risulti definita la prospettiva di riconversione in termini di finanziamenti e di strumentazione, e finché non sia stato individuato l’investitore che rilevi lo stabilimento e non siano chiarite la possibilità di gestione dell’area a caldo.

Cristiano Lozito

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