Il Tirreno

Grosseto

Minacce a parenti per la coca non pagata

di Francesca Gori
Minacce a parenti per la coca non pagata

Arrestati due grossetani che facevano arrivare ingenti quantità di droga: per cancellare i debiti si rifacevano sui familiari

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GROSSETO. Aveva dato appuntamento al suo “collega” in una zona di campagna a pochi metri da Marina di Grosseto per regolare alcuni conti che non erano tornati al loro posto. I soldi che doveva a quell’uomo che si era presentato con alcuni amici, non erano pochi. Erano soldi con i quali avrebbe dovuto pagare una partita di droga, di cocaina. Lui non ce li aveva: lo hanno pestato di botte, poi, il collega, gli ha portato via alcune centinaia di euro, le sole banconote che aveva in tasca. Un regolamento di conti che Alessio Meschinelli, 35 anni di Grosseto, aveva deciso di denunciare ai carabinieri. Accusando della rapina Gaetano Mammoliti, 44 anni, anche lui di Grosseto. Ai militari del norm però, quella denuncia fatta da un uomo che aveva alcuni precedenti per spaccio nei confronti di un altro uomo che aveva gli stessi problemi, è sembrata quantomeno singolare. I militari erano di fronte a un segnale che nei pochi mesi di indagine che hanno portato all’arresto, due giorni fa, di Mammoliti e Meschinelli, si è sviluppato in un quadro ben chiaro: chi non pagava la cocaina, veniva punito. Minacciato. Non solo personalmente ma anche attraverso i familiari che però non si sono mai rivolti ai carabinieri per segnalare questo tipo di episodi.

Il sistema messo in piedi dai due funzionava abbastanza bene: poche, se non nessuna, cessione di cocaina in dosi ma spaccio di droga in pezzi da migliaia di euro. Ottomila, diecimila per volta. Sul registro degli indagati sono finiti almeno altri quattro o cinque grossetani che dovranno chiarire se tutta quella cocaina l’avevano comprata per spacciarla o se invece era la scorta per le serate e le giornate a venire. Per i mesi che sarebbero seguiti.

Loro, Meschinelli e Mammoliti, secondo le indagini dei carabinieri che hanno convinto il gip del tribunale di Grosseto ad emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due, avevano due canali di vendita paralleli che ogni tanto si incrociavano. C’erano scambi di cocaina pronta per essere ceduta a clienti che andavano dai 20 ai 45 anni che acquistavano all’ingrosso e che probabilmente nemmeno rivendevano quella droga.

Ma quando i debiti si accumulavano, per recuperare i crediti si passava alle maniere forti. A Mammoliti, la Procura ha contestato i reati spaccio, estorsione e rapina. A Meschinelli, solo i primi due. I carabinieri hanno ascoltato le conversazioni telefoniche tra i due e i loro clienti. «Ditegli di pagare, altrimenti lo uccidiamo»: minacce rivolte ai genitori dei giovani clienti, alle mogli di quelli che acquistavano la cocaina dai due. Minacce che però, se da una parte facevano paura e spingevano chi le riceveva ad essere un po’ più puntuali nei confronti dei loro creditori, non hanno smosso chi era dall’altra parte del telefono. Nessuno dei parenti ha chiesto l’aiuto dei carabinieri. Nemmeno quando i due si sono fatti consegnare una Mini Cooper del valore di quindicimila euro per ripianare appunto alcuni debiti. Mammoliti e Meschinelli ora sono in carcere e i carabinieri del norm di Grosseto stanno cercando di accertare le posizioni dei loro clienti. Di quelli che erano stati minacciati per non aver pagato tutta quella cocaina che avevano acquistato dai due.

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