Sicurezza
Mabro, attesa per la scelta del giudice
Il tribunale si è riservato sulla dichiarazione dello stato d’insolvenza, la società ha presentato un nuovo concordato
GROSSETO. La decisione potrebbe anche essere presa oggi. Come potrebbe essere rimandata ai prossimi giorni. La vertenza Mabro, ieri, non si è chiusa nell’aula di tribunale dove il collegio formato da Vincenzo Pedone, Paolo Ottati e Paola Caporali hanno ascoltato ancora una volta Maurizio Santoro, l’amministratore unico di Abbigliamento Grosseto, che ieri ha depositato una nuova richiesta di concordato dopo la bocciatura della procedura arrivata lo scorso mese.
Una cinquantina di operaie, ieri mattina si è trovata davanti al palazzo di giustizia di Grosseto. Al di là della porta a vetri, invece, nel corridoio di fronte alla stanza dove si è celebrata l’udienza, c’era il management di Abbigliamento Grosseto, Maurizio Santoro e Benedetta Bertellini con i loro avvocati insieme ai rappresentanti dei lavoratori della Cgil, Nadia Perino, Francesca Ferrari e Maurizio Giuliarini, con il segretario della Filctem Furio Santini e l’avvocato Lorenzo Calvani. In pochi metri quadrati, nello stretto corridoio al primo piano si sono consumate le attese su una decisione che ancora non è arrivata: quella della dichiarazione dello stato d’insolvenza e, eventualmente, l’accesso alla Prodi bis.
«Ci siamo sostanzialmente opposti alla proposta di esame del concordato presentato dalla società - spiega l’avvocato fiorentino Lorenzo Calvani - perché sostanzialmente era soggetta alle stesse condizioni del precedente atto. Mancava il nuovo contratto di affitto del capannone e anche le altre richieste fatte dai giudici la volta scorsa sono rimaste inevase».
Quello che viene contestato da chi ha chiesto la Prodi bis è invece quello su cui punta la società. «Abbiamo migliorato tutto l’iter - dice Maurizio Santoro, amministratore di Abbigliamento Grosseto - integrando la documentazione così come ci era stato richiesto, a partire dalle condizioni per i lavoratori. E abbiamo anche avviato un dialogo costruttivo con i sindacati, che sull’affitto del ramo d’azienda sono ora disponibili a ragionare». E poi c’è l’asseverazione, quella certificazione rilasciata dallo studio legale che ha seguito la faccenda concordato e che la volta scorsa era arrivata con qualche giorno di ritardo in tribunale.
I giudici, ieri, di fronte alla documentazione prodotta da Abbigliamento Grosseto, che sta spingendo sul concordato per permettere l’ingresso dei tahilandesi della Cn management in azienda, si sono riservati. Ma durante l’udienza si sono soffermati su due aspetti in particolare: sull’affitto del capannone e su quello del ramo d’azienda al quale Abbigliamento Grosseto vorrebbe procedere.
«Ci sarà da aspettare ancora - dice Nadia Peri no, rappresentante dei lavoratori Cgil - ormai siamo arrivate a questo punto e siamo sempre più convinte di aver intrapreso la strada buona».
Ieri pomeriggio, in azienda, Maurizio Santoro ha chiamato a raccolta le operaie che in questi giorni erano state messe in cassa integrazione per chiedere loro di tornare oggi al lavoro. Il rientro, però, potrebbe essere rimandato a lunedì, in attesa di una decisione del tribunale. «Con la fabbrica ferma - dice Santoro - stiamo perdendo circa novemila euro di incassi al giorno e non possiamo permettercelo. Speriamo che il giudice ci dia la possibilità di accedere al concordato, perché la Prodi bis, che altro non è che un fallimento rimandato, sancisce la morte della fabbrica». Un pensiero, quello dell’amministratore della società, diametralmente opposto a quello dei lavoratori della Cgil che sperano nella nomina di un commissario.
@francegori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
