Il Tirreno

Grosseto

«Imprenditori allontanati per interessi personali»

di Francesca Gori
«Imprenditori allontanati per interessi personali»

Pacenti si rivolge alla Procura e mette in dubbio la veridicità dei documenti L’advisor boccia i thailandesi della Cn management ritenuti «non qualificati»

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GROSSETO. Imprenditori interessati a riprendere la Mabro c’erano già anni fa. Ma tanti di quegli accordi che avrebbero chiuso la vertenza delle vestaglie azzurre e messo al sicuro produzione e lavoratori, sarebbero state fatte saltare «per motivi di interesse personale». Parola di Antongiulio Pacenti, socio di maggioranza attraverso la Fashion Technology Investment di Abbigliamento Grosseto. Fatto fuori, pochi mesi fa, dall’amministratore unico della società Maurizio Santoro.

«Ma non è questo che mi ha spinto a rivolgermi alla Procura - spiega - Non l’ho fatto per interesse personale, ma perché questa azienda poteva essere salvata senza dover arrivare a questo punto». Il bivio nel quale si trova la società è quello che verrà definito oggi dai giudici: c’è la Prodi bis in ballo, ma potrebbe esserci anche il fallimento. Per Pacenti, però, la situazione non è solo quella dettata dai tempi della crisi economica. C’è di più. E per questo ha deciso di affidarsi a uno studio legale di Grosseto, quello di Antichi, Bastianini e Leporatti, per farsi seguire in questa vicenda. Che potrebbe avere sviluppi inaspettati a partire dai documenti presentati da Abbigliamento Grosseto, dalle garanzie bancarie fornite da HSBC a sostegno dell’affare con la Cn Management, dei quali Pacenti mette in dubbio la veridicità. La stessa banca inoltre avrebbe già inviato una segnalazione agli organi competenti proprio su questo aspetto della vicenda.

«Tutta la documentazione che è in mio possesso - dice ancora Pacenti - è stata trasmessa alla Procura. Per quanto mi riguarda, posso soltanto aggiungere che c’era una cordata d’imprenditori pronti a prendere la Mabro senza che si arrivasse a portare i libri in tribunale». Una cordata della quale avrebbe fatto parte anche Alessandro Rossi, imprenditore toscano che ha risollevato le sorti di Gherardini, solo per citare uno dei marchi del fashion luxury più conosciuto d’Italia. «Poi c’erano Diesel, Malenotti con il marchio Capalbio e altri nomi importanti - aggiunge Pacenti - ma in azienda è stato fatto di tutto per mettermi alla porta. Avevamo chiesto di poter analizzare i documenti e valutare l’operazione, ma anche gli uffici si sono rifiutati di collaborare con noi». Imprenditori capaci con capitali veri. «Che sono stati allontanati per consegnare la Mabro nelle mani di un partner finanziario/ industriale, la Cn Management - aggiunge - che non ha passato l’esame nemmeno della Cross Border, la società di advisor che era stata incaricata di trovare una soluzione per l’azienda». Ed è proprio dallo studio milanese della Cross Border che è partita una lettera inviata al tribunale di Grosseto, ai giudici che oggi dovranno occuparsi delle sorti della Mabro. «Non abbiamo interloquito in alcun modo con la società Cn Management e nemmeno con il suo rappresentante Giampietro Salvadori - scrive Silverio Davoli, amministratore della società - poiché da noi ritenuti non qualificati». Parole che pesano come macigni il giorno della decisione sullo stato d’insolvenza dell’azienda. «Non si è voluto salvare la Mabro ma perseguire soltanto faccende personali - dice ancora Pacenti - La cordata di imprenditori c’è ancora ed è disponibile a intervenire solo se le verrà data la possibilità di farlo». Oggi sarà comunque un giorno importante. Il futuro della fabbrica sarà definito, probabilmente una volta per tutte, in un’aula del tribunale di piazza Albegna.

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