Sicurezza
Il Tar ha condannato Comune e Provincia a pagare i danni
Sacra agricola (partecipata al 100% di Sacra spa, la società che dal 1922 è proprietaria del litorale del comune di Capalbio, incluso il lago di Burano) nel 2010 richiese alla provincia di Grosseto,...
Sacra agricola (partecipata al 100% di Sacra spa, la società che dal 1922 è proprietaria del litorale del comune di Capalbio, incluso il lago di Burano) nel 2010 richiese alla provincia di Grosseto, con il sostegno dell'allora sindaco di Capalbio Bellumori, il permesso di realizzare un impianto a biogas della potenza di 1 megawatt. Per alimentare l'impianto la società avrebbe utilizzato gli scarti delle proprie produzioni agricole: Sacra possiede infatti oltre mille ettari di cui più della metà regolarmente coltivati.
Per non scontentare le sensibilità locali, l'amministrazione comunale ha prima caldeggiato lo spostamento dell'impianto da Macchiatonda a Torba e poi da qui agli Origli; infine, sotto il pressing dei proprietari dei casali vicino all'area (che Sacra aveva acquistato per questo scopo), e in particolare l'on. Furio Colombo, i parenti di un assessore e i proprietari degli stabilimenti balneari capalbiesi Frigidaire e Ultima Spiaggia, il sindaco si è pubblicamente opposto alla realizzazione dell'impianto, sposando in pieno le tesi degli oppositori, al punto di paventare pericolo per la salute pubblica, nonostante i pareri positivi di Asl e di Arpat. Il braccio di ferro nato così tra Sacra e l'amministrazione è sfociato nelle carte bollate con un duplice risultato: da una parte la realizzazione dell'impianto non è stata possibile perché a causa dei tempi lunghi e dei dinieghi frapposti dal comune, sono scaduti gli incentivi statali. Dall'altra il Tar di Firenze, a conclusione di tutti i ricorsi, ha condannato la Provincia e il Comune a pagare a Sacra un risarcimento da liquidarsi sulla scorta delle perizia prodotta dalla società, che evidenzia un danno per spese di oltre settecentomila euro e mancati guadagni tra i 9 e i 13 milioni di euro. Cifre in grado di far sforare alla provincia il patto di stabilità e mandare in dissesto il comune di Capalbio. Con una separata sentenza il Tar ha anche smentito tutte le accuse dei vicini e delle associazioni ambientaliste che si opponevano all'impianto (rischio di inquinamento e avvelenamento, emanazione di fumi tossici, procedure viziate) validando invece la legittimità della procedura.
Adesso la parola va al Consiglio di Stato, al quale gli enti sicuramente ricorreranno.
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