Il Tirreno

Grosseto

Il Comune fa shopping dal Demanio

di Emilio Guariglia
Il Comune fa shopping dal Demanio

Avviate le procedure per acquisire gratis alcuni immobili, dalla fortezza di Marina ai fondi del palazzo del Genio civile

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GROSSETO. Il Forte di San Rocco a Marina, l’area ex Diversivo, i sontuosi fondi commerciali sotto il bellissimo palazzo del Genio civile in Corso Carducci: forse non tutti sanno che questi beni immobili _ così come molti altri di ogni genere, da fossi a pinete, da strade a spiagge _ pur essendo patrimonio “storico e morale” della comunità grossetana, sono di proprietà dello Stato. Ma probabilmente lo saranno ancora per poco, perché il Comune di Grosseto ha avviato le procedure per acquisirli, gratuitamente e insieme ad altri, al proprio patrimonio, cogliendo al volo e grazie a un’eccezionale corsa contro il tempo l’opportunità spalancata dalla cosiddetta legge sul Federalismo demaniale.

La faccenda è nota. Nel maggio 2010, col decreto legislativo ribattezzato appunto “Federalismo demaniale”, l’allora governo Berlusconi decise che lo Stato avrebbe dovuto trasferire i suoi beni non strategici agli Enti locali, cioè Comuni, Province e Regioni. Il decreto, come spesso accade in Italia, ha sonnecchiato a lungo in attesa di attuazione finché nell’agosto 2013, all’interno del “Decreto del Fare” il governo Letta ha promulgato la Legge 98 che rompe gli indugi, mettendo a disposizione degli Enti territoriali un elenco di immobili suscettibili di trasferimento, ferma restando la possibilità di istruire istanze relative a immobili non preliminarmente individuati.

L’Agenzia del Demanio il 1º settembre scorso ha pubblicato _ Comune per Comune _ una lista di beni pronti ad essere trasferiti. Ciascun Ente territoriale poteva prenderne visione e comunicare, entro il 30 novembre, la sua manifestazione d’interesse all’aquisizione dei beni, tutti o in parte. Ma non solo.

Allo stesso Ente territoriale era concessa facoltà di richiedere (sempre entro il 30 novembre) l’attribuzione di altri beni dello Stato non ricompresi nell’elenco, segnalandoli all’Agenzia del Demanio e indicandone le finalità di utilizzo e le eventuali risorse finanziarie dedicate alla loro manutenzione e valorizzazione.

Al Comune di Grosseto, in particolare, lo Stato ha “offerto” venti beni, i più disparati: dal palazzo dell’ex Intendenza di Finanza (tra corso Carducci, via Goldoni e piazza San Michele) a una serie di terreni in via Cavalcanti a Barbanella; da una porzione di pineta e di arenile al Tombolo di Marina all’ex Fosso Beveraggio di Sterpeto; da un magazzino in via Tripoli al ponte dei Cavalleggeri sulla provinciale 158 a Principina.

L’Ufficio patrimonio del Comune si è messo all’opera, pur tra mille ostacoli legati in particolare alle difficoltà di accesso al sito web dedicato dall’Agenzia del Demanio a questa pratica (unico strumento per “accreditarsi” e avviare la procedura), intasato dalle decine di migliaia di altri enti impegnati nel medesimo percorso.

Solo il 27 novembre scorso, a tre giorni dal termine ultimo, Grosseto ha ottenuto l’accreditamento. E ha agito su due fronti. Innanzitutto ha manifestato il proprio interesse per tutti i beni contenuti nell’elenco pubblicato dall’Agenzia del Demanio. Una “manifestazione” necessaria per non perdere l’occasione, ma non vincolante.

Prima che il passaggio si formalizzi passeranno infatti almeno 300 giorni, durante i quali il Comune avrà tempo per fare una valutazione approfondita sulla qualità e sull’utilità di quei beni, dopodiché potrà decidere se e quali richiedere (e accettare) definitivamente attraverso una delibera di consiglio comunale ad hoc. Intanto però si mette la mano su tutto, poi si vedrà.

L’altro fronte di azione, e forse il più interessante, è quello relativo ai beni non compresi nell’elenco stilato dall’Agenzia, ma richiesti motu proprio (così come consente la legge) dal Comune.

Tra questi l’Ufficio patrimonio ha indicato alcuni “oggetti” ritenuti strategici per il futuro, sia in prospettiva dello sviluppo urbanistico della città sia da quello più concretamente patrimoniale. Spiccano appunto il Forte di San Rocco, l’ex Canale Diversivo, i negozi su corso Carducci e la strada della Chiocciolaia, strada a servizio di attività turistiche e ricettive che da decenni il Comune vuole sistemare (i soldi ci sono già), senza però poter intervenire in quanto non di sua proprietà. Ma anche l’area a sinistra del Canale San Rocco a Marina (quella di Shangai, per capirsi), ad oggi in gran parte di proprietà demaniale.

Proprio per questi ultimi beni l’Ufficio e l’intera macchina amministrativa hanno dovuto fare un vero e proprio “sprint”. Qui la richiesta di attribuzione andava infatti sottoscritta dal rappresentante legale dell’Ente, ovverosia il sindaco. Il 29 novembre si è riunita la giunta per la delibera ad hoc, e le ultime firme sotto le richieste Emilio Bonifazi le ha apposte pochi minuti prima della mezzanotte del 30, al limite del tempo massimo. Sia come sia l’iter è decollato. Ed entro l’estate 2014 si saprà se Grosseto e i grossetani sono diventati un po’ più “ricchi”, padroni di pezzi importanti della loro storia e della città.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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