La società colpita dal fuoco e dall’alluvione di Albinia
Tra le partecipazioni del laboratorio c’è anche l’azienda alimentare Copaim Stop all’intera filiera: ci vorranno giorni per contare i danni provocati
STRIBUGLIANO. Sapere quando lo stabilimento potrà riprendere la produzione, capire come fare per rimettersi in piedi e stabilire anche il danno che quell’incendio partito da un cassonetto, all’interno del quale probabilmente è stata gettata della cenere ancora accesa, è ancor impossibile. Luisa Morelli, presidente di Formaggi della Maremma, la società proprietaria del caseificio di Stribugliano, ieri si è allontanata dallo stabilimento soltanto per andare dai carabinieri a sporgere denuncia. «I periti non sono potuti nemmeno entrare nel caseificio - spiega - perché ci sono parti ancora pericolanti». Non si parlava di soldi, ieri a Stribugliano. Ma di un laboratorio d’eccellenza che era stato riaperto a gennaio del 2012 dopo un fallimento che aveva messo sotto scacco non soltanto gli operai che ci lavoravano, ma un borgo intero. «Abbiamo perso tutta la produzione - dice il presidente - e non potremo consegnare quello che era stato ordinato». È un dramma, l’incendio scoppiato a Stribugliano ieri mattina. È un dramma che travolge i sei operai, che per lunghi minuti prima dell’arrivo dei vigili del fuoco, si sono dati da fare per contenere quelle fiamme. Non ci sono riusciti. «Ma è anche il dramma dei pastori che conferiscono qui da noi il latte delle loro pecore - spiega Morelli - di tutto l’indotto che lavora con la nostra società».
Una società che nasce grazie a Copaim e Consorzio Agrario, con la partecipazione di Fidi Toscana. E per la Copaim, azienda che ad Albinia produce e confeziona prodotti alimentari, la ferita si è riaperta per la seconda volta dopo l’alluvione che aveva messo in ginocchio l’azienda. «Sono eventi che non potevamo certo calcolare - dice ancora il presidente del caseificio - ma come è successo per lo stabilimento di Albinia, cercheremo di rimetterci in piedi nel miglior modo possibile e anche nel minor tempo».
In ballo c’è la sopravvivenza di uno dei fiori all’occhiello della Maremma, dove i prodotti caseari hanno come base il latte locale. Così si mantiene la genuinità del prodotto che comincia dagli stessi mangimi delle pecore. Non a caso, l’azienda si fregia del marchio Agriqualità e produce alimenti biologici tra i quali spicca la mozzarella.
Un laboratorio d’eccellenza del quale ora non è rimasto nulla. «Ci vorrà qualche giorno prima che venga fatta la conta esatta dei danni - spiega il presidente - le celle di stoccaggio sono andate distrutte e tutto il prodotto è stato mangiato dalle fiamme». Sulla tavola delle feste, quest’anno, il buon pecorino fatto con il latte dell’Amiata dagli operai del caseificio fiore all’occhiello della Maremma non ci sarà. Saranno feste più povere per tutti, nel borgo dove vivono 250 anime, e soprattutto saranno feste che la società dedicherà a rimettere in piedi la produzione. Già a cominciare da oggi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
