La manifestazione
«L’audit non serve alle indagini»
Anche l’Intersindacale medica contro il rapporto degli ispettori
FIRENZE. C’è un’altra voce che si schiera contro il rapporto degli ispettori del ministero della Salute (e anche contro le modalità della sua diffusione) sul decesso di Valentina Col, la diciassettenne romana morta il 25 agosto scorso all'ospedale di Orbetello per un embolia polmonare.
È quella dell’Intersindacale medica della Toscana che in una nota afferma che «non avendo avuto le caratteristiche di un'inchiesta giudiziaria, ma di audit clinico per eventi significativi», quel rapporto non può essere utilizzato «per affermazioni sul nesso di causalità e benché meno sulla negligenza degli operatori».
Alcuni stralci del rapporto, nota l’Intersindacale, pubblicati nei giorni scorsi su alcuni quotidiani, parlano, tra l'altro, di «gravi incongruenze nella compilazione delle schede cliniche e errori nella somministrazione della cura» e di una «morte evitabile e quindi prevenibile».
Di contro, «secondo il parere dei responsabili del Centro di gestione del rischio clinico, che hanno partecipato in rappresentanza della Regione Toscana all'audit sul caso di Orbetello svolto dal Ministero della Salute - precisa il comunicato diffuso dall'intersindacale medica -, la puntuale analisi svolta ha permesso di evidenziare elementi critici ma non tali da collegare il decesso della giovane in modo diretto ai comportamenti dei sanitari e neppure da legittimare allarmi sulla sicurezza dell'ospedale di Orbetello».
«La pubblicazione sui media del rapporto ministeriale sul caso della morte della giovane donna ed il suo trasferimento alla magistratura senza che sia stato prima inviato agli organismi istituzionali interessati (Regione Toscana e Azienda sanitaria di Grosseto) - conclude la nota -, pongono gravi interrogativi sulla tenuta delle procedure adottate per la gestione degli eventi sentinella a livello nazionale».
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