Il Tirreno

Grosseto

In fumo il sogno di Stribugliano

di Fiora Bonelli
In fumo il sogno di Stribugliano

Fiamme al caseificio, distrutta tutta la produzione L’incendio è partito da un cassonetto della spazzatura

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STRIBUGLIANO. Di quello che c’era dentro l’azienda, non è rimasto più nulla. I formaggi che per le festività sarebbero arrivati sulle tavole dei maremmani e non solo, sono stati inceneriti dalle fiamme, che hanno distrutto tutto quello che hanno incontrato. Senza lasciare scampo a uno dei laboratori più importanti della provincia, risorto dopo essere stato chiuso e diventato il centro della vita di un paese. Siamo a Stribugliano, nel caseificio dove si producono i “Formaggi di Maremma”. Un vero disastro, perché ha preso fuoco l’area delle celle di stoccaggio che contenevano il prodotto caseario riservato in specie al mercato natalizio. La parte di caseificio interessata dalle fiamme si è incurvata per il gran calore e inclinata verso terra, devastata e inservibile. Salva, invece, la parte del caseificio in muratura, protetta da porte tagliafuoco. Una vera tragedia anche per l’attività dei 6 operai che vi lavorano e per i pastori che conferiscono il latte a Stribugliano.

L’incendio è divampato ieri intorno alle 6,45, partendo da uno dei due cassonetti della spazzatura che con la campana per la raccolta del vetro erano sistemati davanti all’edificio. Polverizzati sia i cassonetti che la campana di cui sono rimasti altro che gli scheletri di ferro. Il fuoco ha attaccato il capannone delle celle, costruito con poliuretano verniciato ed è bastato poco perché le fiamme fossero subito alte. Ha dato l’allarme un passante che per primo ha visto l’incendio, che ha avvertito anche gli operai del caseificio che sono stati i primi a cercare di fermare il rogo. Ma non c’è stato nulla da fare. Il fuoco era già alto e stava avvolgendo la struttura. Indispensabile per domare le fiamme, l’intervento dei vigili del fuoco di Arcidosso coadiuvati anche da quelli di Grosseto che si sono precipitati sul posto. Ci sono volute ore prima di domare un incendio che ha ridotto a uno scheletro tutta la struttura in poliuretano. E davanti al disastro provocato dal fuoco, fin dalla mattina presto, il sindaco di Arcidosso Emilio Landi, il presidente di Copaim Daniele Lombardelli, quello di Agrimaremma Adio Assunto Marretti, aziende che con Terre dell’Etruria sono i soci di Formaggi di Maremma, la cui presidente Luisa Morelli, fin da subito è rimasta chiusa nel suo ufficio per cominciare a fare la drammatica conta dei danni. «In questo momento - spiega Daniele Lombardelli - non siamo in grado di quantificare questo disastro, e non possiamo far altro che pensare a mettere in sicurezza la nostra struttura. Addirittura non siamo ancora nemmeno potuti entrarvi, perché è pericolosissimo. Incredibile, comunque, che da una cosa banale come l’incendio di un cassonetto, sia potuto succedere questo disastro. Fortunatamente, aggiunge, hanno retto le porte tagliafuoco e le difese passive antincendio, così che si è salvata l’altra parte del caseificio». «Purtroppo - aggiunge Adio Assunto Marretti - nella parte bruciata era stoccato il formaggio e c’erano anche delle attrezzature. Ma il danno più grave, oltre quello materiale del capannone, è l’attività. Restiamo fuori dal mercato e i pastori non potranno per ora più conferire il latte al caseificio». «Quello che bisogna tener presente - continua Lombardelli - è che di fronte a eventi di questo tipo, sono i danni successivi per l’azienda. Noi ne sappiamo qualcosa con l’alluvione che ha colpito il nostro stabilimento».

Il sindaco Landi ha gli occhi lucidi, perché nella lunga storia dello storico caseificio di Stribugliano che ha conosciuto anche due anni fa, momenti di crisi, lui è sempre stato in prima linea pur di salvarlo, ben consapevole che il piccolo borgo di Stribugliano si regge su questa prestigiosa e nota produzione di qualità: «Dovevo essere a Firenze, stamani - dice - e invece mi hanno chiamato di urgenza. Non mi capacito, il danno è gravissimo». E chiude Lombardelli: «Adesso è il momento di riflettere con grande calma. Ma è certo che, purtroppo, bisogna ripartire da zero».

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