Il Tirreno

Grosseto

La Cgil fa cappotto in Sei Toscana

La Cgil fa cappotto in Sei Toscana

Elezioni della rsu: conquistato il 76% dei consensi. Pagni: «Questa per noi è una grande responsabilità»

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. La Cgil ha fatto cappotto alle elezioni della Rsu di Sei Toscana, ottenendo il 76% (497 voti) dei 623 voti validi espressi dai lavoratori (su un totale di 724). Un risultato tanto più eclatante se si considera che ha votato il 90% degli 800 dipendenti della multiutility che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo.

In questo quadro, Monica Pagni, segretaria della Funzione pubblica di Grosseto, ha più di un motivo per essere soddisfatta.

«Degli 11 delegati eletti dalla Cgil sui 15 che compongono la Rsu aziendale – spiega – 5 sono dipendenti di Grosseto, con il record di 101 preferenze personali ottenuto da Loretta Fantini, a cui si aggiunge uno dei tre Rlssa».

Cosa significa questo risultato in termini di politica sindacale per la Cgil di Grosseto?

«Ci carica di una grande responsabilità nel momento delicatissimo di passaggio della gestione del ciclo integrato dei rifiuti nell’Ato Toscana sud a Sei Toscana. D’altra parte, abbiamo anche la responsabilità di rappresentare i dipendenti delle aziende private grossetane che per adesso sono fuori da Sei Toscana, dove abbiamo un altissimo numero di iscritti».

Secondo lei questo risultato è il frutto del malcontento degli ex dipendenti di Coseca che rischiano di essere assunti da Cooplat e non da Sei Toscana?

«C’è anche questo, senza alcun dubbio. Il fatto che per questi lavoratori rischi di svanire un orizzonte di certezze per i prossimi vent’anni, li ha spinti a mobilitarsi per dare un segnale. A oggi abbiamo ottenuto una moratoria di 90 giorni per trattare con l’azienda. Alla fine di questo percorso se la situazione non si sbloccherà con un accordo, si riaprirà il conflitto sindacale».

Questo voto sembra in controtendenza alla disaffezione generalizzata nei confronti della partecipazione.

«Dimostra che se si presidiano i luoghi di lavoro e le situazioni di malessere sociale provando ad affrontare i problemi veri, le persone rispondono in modo positivo e ritrovano voglia di partecipare e fiducia in chi le rappresenta».

Una lezione anche per la politica.

«Alla Cgil non interessa dare lezioni a nessuno. Ma mi sembra evidente che nel momento in cui trionfa il messaggio generalizzato della sfiducia nel sistema della rappresentanza collettiva, con sempre meno persone che vanno a votare partiti impegnati a discutere per mesi su tre o quattrocento tessere, il segnale che i lavoratori hanno mandato è: occupatevi dei problemi reali».

Qual è lo stato di salute della Cgil grossetana?

«La nostra in numeri assoluti è una piccola Camera del lavoro, ma con più di 34.000 iscritti certificati è tra le prime 10 a livello nazionale nel rapporto tra abitanti complessivi ed iscritti alla nostra organizzazione; la seconda in toscana dopo Siena».

Un caso più unico che raro.

«Non proprio. A livello di lavoratori attivi in Italia il 35% è iscritto al sindacato, mentre la media europea è del 25%; in Germania sono iscritti al sindacato il 25% dei lavoratori, in Francia il 9% in Finlandia il 90%».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze