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«A Gavorrano abbiamo bisogno di unità a sinistra»

GAVORRANO. I ricorsi al Consiglio di Stato sembrano aver chiuso il dibattito politico di Gavorrano in un cassetto, in attesa di tempi migliori. Ergo, delle sentenze. Ma questo momento di stallo offre...

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GAVORRANO. I ricorsi al Consiglio di Stato sembrano aver chiuso il dibattito politico di Gavorrano in un cassetto, in attesa di tempi migliori. Ergo, delle sentenze. Ma questo momento di stallo offre spunti di riflessione guardando al futuro. Il rischio di tornare alle urne (per la quarta volta in quattro anni) c’è e qualcuno si è fermato a pensare all’evenienza. Come Furio Benelli, consigliere comunale Pd appena decaduto con tutta la maggioranza dell’ex sindaco Iacomelli. «Un’altra campagna elettorale come quella recentemente affrontate darebbe la conferma di una politica attaccata al potere e non al bene dei cittadini» dice Benelli. Un concetto che si lega al contesto e a un problema tutto gavorranese. «Lo scontro è stato duro con accuse anche a livello personale: pertanto ci sono, da entrambe le parti, persone che avendo vissuto sulla propria pelle tutta questa vicenda non sono nella condizione ideale per portare avanti un progetto di pacificazione». Ci sono figure, insomma, che sono i cardini dell’epopea politica gavorranese degli ultimi anni. E finché resteranno queste, difficilmente si farà un passo avanti. È questo lo spunto di Benelli. Ma da dove viene fuori questa riflessione? «Dal potenziale ritorno alle urne – spiega – visto che la possibilità era in campo, auspicai che si cogliesse l’occasione per cominciare a far cadere gli steccati e tutti quanti ci mettessimo al lavoro per riproporre una lista unitaria del centrosinistra. Credo che partiti e movimenti civici dovrebbero fare uno sforzo serio per mettere una pietra sopra il passato». Perché la frattura nel centrosinistra, secondo Benelli, si riflette sulla società di Gavorrano. L’unità è l’unica strada per uscire dallo stallo, già cercata prima della tornata elettorale del 2013. Senza risultato. Perché, secondo l’ex consigliere, ci sono figure non adatte alla «pacificazione». «Uso questo termine non a caso perché ritengo che siamo arrivati al punto in cui gli animi sono talmente infervorati che si sta smarrendo il principio di lavorare per il bene comune» continua. Certo, occorre aspettare la sentenza del Consiglio di Stato. Ma dato il gran lavoro politico da fare, c’è da prepararsi a tutte le possibilità. (a.f.)

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