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«Noi miracolati, abbiamo vinto il tumore»

«Noi miracolati, abbiamo vinto il tumore»

GROSSETO. Due testimonianze di amore verso la vita ma soprattutto due messaggi di come si possa guarire dal cancro. Due grossetani, uno nativo e l'altra acquisita, che si sono definiti «miracolati»,...

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GROSSETO. Due testimonianze di amore verso la vita ma soprattutto due messaggi di come si possa guarire dal cancro. Due grossetani, uno nativo e l'altra acquisita, che si sono definiti «miracolati», hanno raccontato come hanno vinto la lotta contro un tumore che sembrava non dare loro scampo. Ed eccoli, in mezzo a tanta emozione, a descrivere questo periodo buio della loro vita ma fortunatamente trascorso in mezzo alla grande professionalità di medici ed infermieri dell'ospedale Misericordia.

Daniele e Iolanta hanno fatto tesoro della loro esperienza, incappando inevitabilmente in ricordi dolorosi ed emozioni, al pubblico del 2° meeting per infermieri del dipartimento di oncologia del Misericordia, formato proprio da quei medici ed infermieri che sono stati ringraziati a più riprese nel loro intervento.

Daniele, grossetano, tre figli e dipendente di un ufficio pubblico ed istruttore sportivo, ha spiegato come il tumore, purtroppo, fosse già conosciuto in casa. «Mia moglie - dice - ne è morta e dopo cinque anni anche a me ne è stato diagnosticato uno al pancreas ma senza alcun sintomo rilevante. Avvertivo da qualche giorno spossatezza e qualche perdita di sangue ma anche per ignoranza non mi allarmavo». Poi, un giorno, per Daniele è stato necessario il ricovero. Ma ha fatto sempre da contraltare la voglia di lottare, di andare avanti per sé e per i figli ed accompagnato dall'affetto delle persone che lo circondavano e che lo hanno aiutato a superare le paure più forti. «Mi sono svegliato in ospedale ed è subentrata la paura di non farcela. Mi ritengo un miracolato perché le percentuali di morte con un cancro come quello che ho avuto sono altissime. E questo grazie al contatto con la gente, come i miei colleghi di lavoro che si sono mossi per aiutarmi». Oggi per Daniele non è più possibile mantenere gli stessi ritmi del passato ma ha scoperto quei particolari, anche i più semplici ed all'apparenza inutili della vita, che solo chi ha sofferto può apprezzare. «Non corro più come una volta ma cammino ed apprezzo di più la vita».

Più sofferta e spesso interrotta dal pianto, invece, è stata la testimonianza di Iolanta, romena da dieci anni in Italia. Sofferta come il suo rapporto con la malattia, un tumore al seno. «Ero da sola con tre figli, senza alcuna assistenza ed ero disperata. Stavo lavorando ma come potevo continuare con la malattia? E poi, perché e come avrei dovuto vivere da quel momento». A quel punto il personale ospedaliero grossetano, con cuore e professionalità, ha accompagnato Iolanta verso la guarigione, non abbandonandola durante i tanti ricoveri e le operazioni per togliere il cancro. Quindi la lunga degenza nel reparto oncologico, fino alla bella notizia: il male era stato sconfitto. «Devo ringraziare -prosegue con grande commozione - i medici e gli infermieri che considero davvero la ma famiglia. Ero sola e non mi sono sentita abbandonata da loro».

Stefano Fabbroni

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