Sicurezza
«I medici dimostreranno la coerenza del percorso»
GROSSETO. La direzione aziendale della Asl 9 non ci sta. Contesta non solo nel merito ma anche nel metodo la diffusione dei contenuti della relazione degli ispettori inviati dal ministero della...
GROSSETO. La direzione aziendale della Asl 9 non ci sta. Contesta non solo nel merito ma anche nel metodo la diffusione dei contenuti della relazione degli ispettori inviati dal ministero della Sanità, il cui lavoro (sopralluogo del 30 agosto) si era svolto in presenza dei consulenti della Regione Toscana.
«Non desideriamo entrare nel merito delle considerazioni che sarebbero riportate nella relazione ministeriale - si legge nella nota inviata ieri pomeriggio - per molte buone ragioni, la prima delle quali è rappresentata, semplicemente, dal fatto che la stessa - inspiegabilmente - non è stata inviata all'azienda e, a quanto ci consta, nemmeno agli organismi competenti della Regione Toscana».
«Ci limitiamo a constatare, con sconcerto - aggiungono i vertici della Asl 9 - come la relazione dei cosiddetti ispettori ministeriali, invece, sembrerebbe essere già a conoscenza della famiglia Col (cui confermiamo comunque tutto il nostro dispiacere per quanto accaduto, a prescindere dalle eventuali responsabilità ancora tutte da verificare) oltre che - evidentemente - dei mezzi di informazione».
E aggiunge anche che «l'azienda ed i professionisti hanno fornito in sede di verifica ministeriale la più ampia collaborazione, trasparenza e disponibilità cui, duole constatare, non è conseguito - metodologicamente - analogo comportamento».
L'Asl 9 di Grosseto «si riserva di verificare i contenuti della relazione che, se quanto riportato dalla stampa fosse confermato nel testo originale, sembrerebbe essere connotata da pregiudizi "inspiegabili" e valutazioni soggettive che dovranno essere chiariti puntualmente in tutte le sedi».
Ma non è tutto. La direzione sanitaria solleva quanto meno perplessità sul metodo con il quale si svolgono le ispezioni: «L'Asl 9 si interroga anche sul reale ruolo e mandato, in questo come in altri casi, dei cosiddetti ispettori ministeriali che, evidentemente, si trovano a relazionare in assenza di contraddittorio non fornendo le proprie conclusioni finanche a chi è stato oggetto di verifica dando ampia prova di collaborazione, disponibilità e trasparenza. Per tale ragione l'Azienda Usl 9, nel ribadire la più ampia fiducia nella magistratura, è convinta che i professionisti che saranno eventualmente chiamati a rispondere potranno dimostrare la coerenza del percorso assistenziale».
Dieci sono i medici iscritti nel registro degli indagati dal pm Laura D’Amelio, che il 29 agosto aveva dato incarico al professor Vittorio Fineschi (Università di Foggia) per l’autopsia, eseguita il giorno stesso, presenti i due consulenti di parte, il dottor Adamo Maiese per la clinica Cubellis di Vallo della Lucania dove Valentina era stata sottoposta a radiografia, e il dottor Roberto Martini per i medici dell’ospedale di Orbetello. Valentina Col aveva subito un trauma toracico rilevante. Nel polmone della giovane pallavolista era stato trovato un addensamento che potrebbe aver causato un versamento pleurico. Ma non è detto, così apparve all’epoca, che l’embolia polmonare sia stata la causa. E a questo proposito, nello stesso comunicato, la direzione aziendale osserva che l’embolia polmonare massiva «è tutta da verificare ed è al vaglio, sin dai primi momenti, da parte della magistratura». La tromboembolia può essere causata anche dall’assunzione della pillola anticoncezionale. (p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google