Finanza
Torna l’Imu prima casa ma in versione “mini”
A Roccastrada, Magliano, Manciano e (forse) Scarlino si pagherà la differenza tra l’aliquota standard e quella aumentata dai municipi. A Grosseto invece...
GROSSETO. L’Imu sulla prima casa è stata abolita ma in tre, forse quattro comuni della provincia di Grosseto – come in altri 2.370 in tutta Italia – i proprietari dovranno lo stesso pagarne una piccola parte. È il caso dei comuni di Magliano, Manciano, Roccastrada e, forse, Scarlino che, insieme a Grosseto, quando ancora era previsto che si dovesse pagare l’Imu sull’abitazione principale, hanno deciso di aumentare l’aliquota base del 4 per mille. Magliano e Grosseto hanno scelto di fissarla al 4,40 per mille, Manciano al 5, Roccastrada al 5,50, Scarlino al 4,50.
Quando poi l’Imu sulla prima casa è stata abolita, il governo ha previsto di versare ai Comuni il mancato gettito, ma solo nella misura relativa all’aliquota standard, il 4 per mille. I Comuni che l’avevano aumentata (aliquota reale) dovranno farsi versare la differenza dai cittadini entro il 16 gennaio. E qui iniziano i dolori.
In realtà il governo fornirà un “analgesico”. In extremis ha infatti trovato risorse per coprire parte di questa differenza; lo Stato si farà carico del 60 per cento. Ai proprietari di prima casa spetterà dunque pagare il restante 40 per cento. È la cosiddetta “mini Imu”.
Come detto, sono cinque i comuni del Grossetano che hanno aumentato l’aliquota standard. L’elenco lo ha fornito ieri il quotidiano economico-finanziario Il Sole 24 ore, ma potrebbe allungarsi perché i Comuni hanno tempo fino al 9 dicembre per pubblicare le loro delibere. Non tutti e cinque, però, chiederanno ai cittadini questo ulteriore sforzo economico.
Non succederà, ad esempio, nel capoluogo. «Quando il governo ha stabilito che toccava ai cittadini pagare la differenza tra aliquota reale e aliquota standard, il Comune di Grosseto aveva già chiuso il bilancio», spiega il vicesindaco e assessore al Bilancio Paolo Borghi. «E nel bilancio avevamo già previsto di accollarci la spesa per coprire questa differenza. Perciò i grossetani non dovranno pagare alcunché». «A fronte di sforzi come quello del Comune di Grosseto – spiega il sindaco Emilio Bonifazi – ci sono poi Comuni che avevano abbassato l’aliquota al 3 per mille e oggi si ritrovano con un rimborso, da parte dello Stato, del 4 per mille. Insomma, un’assurdità».
Pagheranno, invece, i proprietari di prima casa degli altri comuni. Ma i rispettivi primi cittadini mettono le mani avanti. «Non si pensi che si tratta di una furbata», spiegano il sindaco di Magliano Giampiero Tofanelli e il collega di Roccastrada Giancarlo Innocenti. «Non siamo fra i furbetti – dice Tofanelli – perché questa aliquota non è un provvedimento dell’ultima ora, come qualche città ha fatto, forse perché bene informata di quello che sarebbe successo. Per noi è+ una decisione presa l’anno scorso. Ci dispiace per i cittadini, non è certo un fatto voluto, anche se si tratta di cifre comunque modeste. Spero si possa fare almeno una dilazione dei tempi di pagamento».
Roccastrada è il Comune che ha aumentato più di tutti l’aliquota, arrivando al 5,50 per mille. «Abbiamo fatto quest’operazione – spiega il sindaco Innocenti – perché per noi sono davvero risorse necessarie. Alcune fonti di entrata, come gli oneri di urbanizzazione, sono crollate del 50 per cento. Siamo poi penalizzati dal fondo di solidarietà, che ci ha tolto 320mila euro. D’altronde, la politica decide di togliere l’Imu sulla prima casa e poi non ha le coperture».
Anche Marco Galli, sindaco di Manciano, dice di esser stato «costretto» ad aumentare le aliquote. «L’anno scorso il governo ci ha tagliato 300mila euro – spiega il sindaco – e quest’anno ci hanno comunicato i tagli il 29 ottobre. Ci fanno vivere nella massima incertezza».
Sull’obbligo del pagamento per i suoi concittadini prende tempo il sindaco di Scarlino, Maurizio Bizzarri. «Abbiamo fatto venerdì la previsione sull’assestamento di bilancio – spiega – e quindi mi riservo di confermare o meno quest’obbligo. Se poi mi si chiede un giudizio sul governo, non posso che concordare con la rivolta dei sindaci: il governo vende fumo, promettendo che non alzerà le tasse, anzi, che le toglie, e poi costringe a togliere servizi. È una settimana che la gente mi ferma per strada e mi dice che la Tares è triplicata. Per me è un grosso rammarico: servirebbe una politica che permette la programmazione, non che fa le cose alla giornata».
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