Il dolore
Darsena, il gruppo Pd si spacca
Una parte vuole la questione in consiglio, altri chiedono che decida la giunta
FOLLONICA. Il gruppo consiliare del Pd si spacca in due per colpa della darsena. Alla fine la maggioranza è arrivata alla resa dei conti e forse stavolta la bufera provocherà danni irreparabili. Di fatto, anche se le dichiarazioni sulla questione darsena sono sempre in un linguaggio politico spesso di difficile comprensione, stavolta pare proprio che di rottura si tratti. Ieri infatti una parte dei consiglieri del Pd, Stefano Vermigli, Marco Bettini, Luigi Cacialli, Andrea Pecorini, Marco Cappellini, Elisabetta Sabatini e Lucia Stanzani, e il presidente del consiglio comunale, Lanfranco Stefanelli, ha inviato alla stampa una nota dove si sostiene che da tempo sia il Pd che il gruppo in Comune, hanno ammesso la loro contrarietà al progetto della realizzazione di un porto artificiale a Pratoranieri. Fin qui nulla di nuovo. Il nodo del contendere è un altro: i sette consiglieri hanno accettato la decisione della giunta di Eleonora Baldi di riportare la questione in consiglio comunale, che quindi si dovrà prendere la responsabilità di bloccare la valutazione di impatto ambientale (Vas), partita un anno fa, e di conseguenza il diniego al progetto presentato dalla Cittadella del Mare, cooperativa disposta a realizzare l'opera. L'altra parte della maggioranza, Francesco De Luca (capogruppo Pd), Francesco Aquino, Stefano Frullani e Anna Maria Gaggioli invece reputano che a bloccare le verifiche sulla fattibilità della darsena debba essere la giunta e non il consiglio, perché quello è l'organo che ha dato l'avvio alla Vas e al resto. Proprio in virtù della loro convinzione gli stessi hanno chiesto un parere ad un legale che ha appoggiato in pieno la loro tesi. Ecco allora la spaccatura: quello che dicono i sette consiglieri firmatari del documento è che se i loro colleghi vedono la questione in un altro modo che vadano via dalla maggioranza una volta per tutte. «È proprio arrivato il momento che ognuno chiarisca se si sente parte di una amministrazione e di un partito e conseguentemente prenda le proprie opportune decisioni». Parole queste che non lasciano molto all'immaginazione. Se i 4 dissidenti non hanno le stesse idee del resto del gruppo lascino il compito ad altri, o creino magari un'altra formazione politica. (p.v.)
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