Il Tirreno

Grosseto

Volantini per trovare l’ex carabiniere

di Alfredo Faetti
Volantini per trovare l’ex carabiniere

La famiglia di Antonio Proia tappezza la città: l’anziano è sparito mentre cercava funghi

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FOLLONICA. Quando un caso non ha senso e tutte le vie restano aperte. Anche quelle più nascoste, a prima vista impraticabili, che difficilmente sarebbero state intraprese in condizioni normali. Ma nella scomparsa di Antonio Proia di normale non c’è quasi niente. L’83enne follonichese, ex carabiniere in pensione, è stato risucchiato dal bosco in una domenica di novembre e da allora di lui si sono perse le tracce. I soccorritori hanno battuto ogni centimetro quadrato di macchia per giorni solo per arrivare a una conclusione: in quella zona, dove è stato visto l’ultima volta, l’anziano signore non c’è. E di fatto tutte le strade restano aperte. Compresa quella lieve e lontanissima speranza che Proia abbia lasciato la campagna follonichese per finire chissà dove.

Per questo ora i suoi familiari giocano la carta della disperazione, attaccando per la città manifesti con la foto e la descrizione del carabiniere in congedo. «Ha bisogno di prendere i medicinali salvavita per i quali doveva recarsi settimanalmente a fare le analisi del sangue per determinare il corretto dosaggio: è affetto da flebite alle gambe nelle parti sotto il ginocchio, per cui sono visibili delle estese macchie scure di sangue». Ecco: in questa parte del manifesto c’è tutto il giallo che avvolge la scomparsa di Proia.

Domenica 3 novembre era con la sua famiglia in cerca di funghi nel bosco dietro il canile Enpa di Follonica: una fetta di macchia di circa 18 ettari, ricca di sentieri interni e comunque circondata da strade transitate facilmente raggiungibili. Si è allontanato un attimo e quando non ha risposto al richiamo della moglie, la giovane nuora è corsa subito a cercarlo. È corsa dietro a un uomo con una flebite alla gamba. Niente. Partono allora le ricerche con 70 uomini, cani e gps: si cerca a rastrello in quella fetta ma anche oltre, per giorni e giorni. Non viene trascurato un solo punto. Nulla. Intanto i giorni passano, arriva la pioggia e il freddo. Le speranze di ritrovarlo vivo si spengono pian piano. Arrivano i cani molecolari, addestrati per il ritrovamento di cadaveri, e anche loro seguono lo stesso destino. Oggi, a distanza di quasi un mese, le ricerche sono state interrotte, almeno fino a quando non salterà fuori un elemento da cui per poter ripartire. Ma alla fine, tra ricercatori e familiari, rimane una sola quasi certezza: in quel bosco Proia non c’è. E allora dov’è? Impossibile saperlo. Ma proprio perché impossibile, i figli cercano anche dove sembrerebbe inutile, come nella remota ipotesi che l’uomo sia riuscito ad uscire dalla campagna. E magari, confuso e impaurito, anziché tornare a casa si sia diretto verso chissà dove. «Indossa un cappellino – continua - celeste con la tesa, un giacchetto grigio, jeans e scarpe da ginnastica bianche, alcune parti della suola sono gialle, ha al polso un orologio di metallo grigio con le lancette, si muove molto lentamente e zoppicando». I figli adesso porteranno il manifesto nei centri commerciali e nei negozi di caccia, frequentati dagli appassionati che quella macchia la conoscono come le loro tasche. Qualsiasi cosa per ritrovare l’ex carabiniere. Perché ogni giallo deve avere una fine.

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