Il Tirreno

Grosseto

tribunale

Un anno per un chilo di droga

Patteggia il giovane coinvolto dopo l’omicidio del cavalcavia

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GROSSETO. Era stato arrestato pochi giorni dopo l’omicidio del cavalcavia di via Giordania dell’agosto scorso. Lui, Stefano Baneschi, grossetano di 26 anni, con la morte di Cuko Klevis non c’entra nulla, anche se quella notte dopo la lite mortale aveva accompagnato in ospedale Mirko Fiorini, indagato per l'uccisione con 16 coltellate. Baneschi era stato arrestato perché i carabinieri del Nucleo investigativo e della Compagnia gli avevano sequestrato un chilo di marijuana.

Detenzione a fini di spaccio l’accusa per la quale Baneschi, assistito dagli avvocati Carlo Valle e Angela Porcelli, ha già chiuso le sue pendenze della giustizia. Di fronte al giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari, Baneschi - nel frattempo tornato in libertà - ha patteggiato 1 anno e 5.000 euro. Con la sospensione della pena ma anche con l’obbligo di pagare le spese di mantenimento in carcere per i due giorni di detenzione (poi fu messo ai domiciliari). Una doppia attenuante ha permesso di arrivare a tale pena, con una base di partenza di ben 6 anni e mezzo: quella della piena confessione, con la presentazione spontanea ai carabinieri e l’indicazione del luogo di conservazione della droga; e quella dell’incensuratezza, visto che Baneschi era incensurato e ha tenuto un comportamento processuale corretto.

Baneschi era entrato nell’inchiesta perché di lui avevano parlato Fiorini, durante l'interrogatorio alla convalida del fermo, e la stessa vittima che al telefono con un amico, prima di morire dissanguato, aveva parlato del debito per droga che avrebbe dovuto essere saldato dallo stesso Fiorini. Droga, del resto, era stata trovata anche nelle tasche dei pantaloni della vittima e del presunto omicida. Il chilo di marijuana era saltata fuori da uno scantinato di una pertinenza dell'abitazione di Baneschi. Non c'erano né bilancine né materiale per il confezionamento. Ma il quantitativo della droga era tale da poter far pensare solo a una detenzione a fini di spaccio.

Fiorini è ancora in carcere dopo che il tribunale del riesame aveva respinto la richiesta di annullamento dell’ordinanza di convalida del fermo. Il difensore Baccheschi sostiene l’esistenza dei presupposti dell’eccesso colposo di legittima difesa e non quelli dell’omicidio volontario. (p.s.)

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