Sicurezza
Marraccini a febbraio di nuovo all’asta
Terzo tentativo di vendere l’ex cinema chiuso da dieci anni. La beffa del vincolo: non può impedire che venga tenuto male
GROSSETO. Aaa, gestore di cinema cercasi per storica sala in centro storico. Locali da ristrutturare, prezzo 1,6 milioni di euro, offerte entro l’11 febbraio, astenersi perditempo.
Perché di tempo, il cinema Marraccini di via Mazzini a Grosseto ne ha perso anche troppo. Chiuso esattamente dieci anni fa – la serranda si è abbassata il 10 ottobre 2003 – dopo una intricata vicenda di debiti e ipoteche, il cinema è stato messo all’asta dal Monte dei Paschi di Siena, attuale creditore dell’ultimo proprietario, l’ex titolare di concessionaria Riccardo Demi. E ancora non ha trovato un compratore.
E dopo le prime due aste andate deserte, il tribunale per le esecuzioni immobiliari riprova a metterlo in vendita. Stavolta il preciso alternarsi di vendita con incanto e senza stabilisce che le offerte siano fatte in busta chiusa (senza incanto); l’asta è fissata per il 12 febbraio 2014; eventuali interessati a comprarlo devono inviare le proposte d’acquisto alla cancelleria del tribunale entro le 12 dell’11 febbraio.
Il prezzo del cinema, come detto, è di 1.603.800 euro, a fronte di una stima che risale al 2011 e che lo valutava 2 milioni e 4.800 euro; il Monte dei Paschi ha chiesto che, per l’asta del 12 febbraio, non sia applicato il ribasso del 20 per cento del prezzo fissato.
Un affare? L’affetto dei grossetani per questo edificio storico, fatto costruire da Giovanni Marraccini nel 1925 e inaugurato l’anno successivo, dispensatore di sogni e storie dal suo grande schermo, suggerirebbe di sì. E grida vendetta allo spettacolo desolante della sua facciata scrostata e cadente, alle transenne che da due anni lo cingono, alla sporcizia che vi regna. In attesa che qualcuno si faccia avanti, infatti, l’edificio cade a pezzi. E non in senso metaforico.
Dentro non si entra, ma la foto in alto a destra, che fa parte del dossier del tribunale, è sconfortante. Se non bastasse, la perizia lo dice chiaro: dentro, «lo stato di manutenzione è scadente e, sotto l’aspetto igienico sanitario, fatiscente». Chi compra il cinema dovrà, insomma, farsi carico di bei lavori di manutenzione.
Niente di più, però. Perché da quando, due anni fa, la soprintendenza per i beni artistici ha apposto il vincolo, il cinema non può essere trasformato in niente di diverso da una sala cinematografica. Insomma: il Marraccini non sarà mai un condominio di appartamenti e negozi.
Il vincolo rappresenta una garanzia a tutela dell’originaria destinazione di un bene. Nessuna tutela, invece, garantisce per la sua manutenzione. Se il proprietario di un bene vincolato decide di farci dei lavori, insomma, deve chiedere il permesso alla soprintendenza; se invece lascia che il bene vada in malora, la soprintendenza non può farci niente.
«Lo Stato un tempo poteva prendersi l’onere del restauro – spiega Felicia Rotundo, dell’ufficio vincoli della soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici – adesso con la penuria di fondi non è più possibile. E neppure si può imporre ai privati il restauro e la manutenzione». E dunque? «L’unica via è che il Comune, che è il responsabile della gestione del vincolo, si faccia portavoce presso i privati per far manutenere il bene». L’ente è chiamato anche a intervenire direttamente in caso di emergenze sanitarie.
Ma se lo Stato non ha soldi, i Comuni non sguazzano certo nell’oro. E allora? Il Tirreno,ad aprile, ha inserito il Marraccini nell’elenco dei dieci “Luoghi da salvare”, la campagna per denunciare il degrado di alcuni gioielli cittadini. Ma a parte qualche dichiarazione a caldo di associazioni e politici, l’ex cinema è tornato presto nel dimenticatoio. Adesso è di nuovo il momento di agire: un cinema in centro storico non è roba che si trova sulla piazza tutti i giorni. Perfino Pitigliano e Manciano hanno trovato in questi giorni il modo di riaprire i loro cinematografi. La spesa non è uno scherzo, i lavori saranno altrettanto costosi, ma qua ne va di un pezzo della storia e della cultura della città. L’appello è lanciato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
