Il Tirreno

Grosseto

Concussione, assolti Visconti e Busonero

di Pierluigi Sposato
Concussione, assolti Visconti e Busonero

«Il fatto non sussiste» per le presunte pressioni su un imprenditore edile. Aspro confronto tra accusa e difesa

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MONTE ARGENTARIO. Assolti perché il fatto non sussiste da tutte le contestazioni. L’ex sindaco di Monte Argentario, Marco Visconti, e la moglie Loredana Busonero, dirigente comunale, non sono colpevoli. Lo ha stabilito il collegio del Tribunale (Puliatti presidente, Muscogiuri e Stramenga) che ha respinto la richiesta di condanna a 4 anni e mezzo che il pm Stefano Pizza aveva formulato al termine della requisitoria di due settimane fa.

Concussione e tentata concussione (ma quest’ultima con la richiesta di prescrizione) le accuse per le quali i due erano finiti sotto processo, in relazione alle presunte pressioni su un imprenditore edile, Piero Rosi (Rafim). Al centro del processo un appartamento per il fratello della Busonero per il quale vi sarebbe stata una richiesta di “sconto” non ottenuta e i presunti ostacoli all’attività della Rafim. Accuse modificate in parte in corso d’opera che secondo il difensore Bruno Leporatti si reggevano su «un castello di carte: è solo una trattativa non andata a buon fine».

Come all’udienza di requisitoria e arringa, anche ieri - udienza dedicata a repliche e sentenza - accusa e difesa si sono confrontati con termini forti ma che non hanno mancato di far allargare un sorriso sul volto del presenti. Perché Pizza ha bollato come «un romanzo» la memoria difensiva di Leporatti, «con alluvione di suggestioni; mi ha fatto ridere nonostante mi cadessero le palpebre» nella lettura avvenuta a tarda sera. Poi il pm ha chiesto ai giudici di mostrare idealmente alla difesa un «cartellino rosso» perché Leporatti aveva indicato nella memoria atti che non erano entrati nel dibattimento; e un «cartellino giallo» per i rimproveri mossi dalla difesa al sostituto che non aveva acquisito alcuni atti. «Posso dire che non li voglio, è nella natura del processo accusatorio» ha ribattuto il pm. Pizza ha poi insistito sulle date («fatti del 2003»), sulla questione delle multe alle betoniera, sull’impossibilità di «scardinare» le dichiarazioni dell’ex responsabile dell’ufficio tecnico Donati («qui la difesa si arrampica sull’Himalaya»), sull’inequivocabilità della costrizione messa in atto.

Dal canto suo, Leporatti ha replicato sostenendo che suona male «un pm che nega l’ingresso di propri atti nel processo»; ha aggiunto che ha avuto forti perplessità sull’attendibilità di Donati; e di non trovare da nessuna parte la prova dell’amicizia dell’agente che abita nello stesso palazzo della comandante. «Il controllo al cantiere non lo dispose Busonero, lo ha detto uno dei due agenti di pattuglia». E «non mi va giù - ha detto il difensore accalorandosi - che la lettera dell’allora sindaco del 18 dicembre 2003 sia ritenuta una minaccia: non minaccia alcunché, è l’italiano che ce lo dice» (è la lettera che ha fatto ipotizzare alla Procura la concussione per il ventilato ritiro della concessione). «Quelle non sono minacce, sono atti legittimi». E se nella memoria ha citato Mao Tse Tung («grande è il disordine sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente») è perché l’accusa ha modificato tutto strada facendo. Motivazioni entro tre mesi.

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