Sicurezza
Processo Concordia, nuove perizie sul relitto
Periti del tribunale e consulenti delle parti potranno salire a bordo. I testimoni in aula ricostruiscono i drammatici minuti del salvataggio
GROSSETO. Prosegue il processo per il naufragio della Costa Concordia. I testimoni ricostruiscono i drammatici minuti del salvataggio.
Ore 18,35. Nuove perizie sul relitto. Il Codacons ha diffuso una nota per ricordare che il collegio del tribunale di Grosseto ha accolto l'istanza presentata dall'associazione per cui i periti del tribunale e i consulenti delle parti potranno, ora che è raddrizzata, salire sul relitto per svolgere perizie integrative, in particolare sul generatore d'emergenza. Il conferimento dell'incarico avverrà nelle udienze di dicembre ma l'accesso, ha sottolineato il tribunale, sarà possibile solo in condizioni di sicurezza, a partire da condizioni di mare calmo.
Ore 18,30. Tra i prossimi testi il capitano De Falco. Il processo sul naufragio della nave Costa Concordia riprenderà i prossimi 9 e 10 dicembre al Teatro Moderno di Grosseto con altre testimonianze proposte dal pubblico ministero. Per il 9 dicembre sono stati convocati l'ammiraglio Ilarione Dell'Anna, che era capo della direzione marittima di Livorno da dove vennero coordinati i soccorsi all'isola del Giglio; del capitano di fregata Gregorio De Falco, interlocutore di Francesco Schettino in varie telefonate la sera del 13 gennaio 2012 tra cui quella del «Torni a bordo, c...!» il capo dei vigili del fuoco Ennio Aquilino; il vicesindaco del Comune del Giglio Mario Pellegrini, che si adoperò salvando vite umane salendo a bordo della nave durante l'emergenza.
Il 10 dicembre testimonieranno il capo dei vigili urbani del Comune del Giglio Roberto Galli; il safety manager della Costa Concordia Martino Pellegrini; l'infermiera della nave Raluca Soare e l'allievo ufficiale di coperta Andrea Calissi.
Ore 16.45. Schettino e l'abbandono della nave. «La dilatazione dei tempi, come è emerso finora nel processo, nel dare l'abbandono nave, credo che sia imputabile all'uso di una terminologia tecnica approssimata e spesso contradditoria nel riportare i dati necessari». Lo ha detto Francesco Schettino, in una pausa del processo sulla Costa Concordia, commentando le ultime udienze. «Dati - ha continuato - sulla scorta dei quali sono state prese le decisioni più opportune, tutto in relazione al contesto dell'emergenza». Ed ha aggiunto: «Logicamente i dubbi inerenti la comunicazione sarebbero stati oggetto di ulteriori richieste di informazione che dovevano essere fatte con la dovuta calma. E quindi ecco il perché del conseguente ritardo nel prendere decisioni che in quel caso erano irrevocabili».
Ore 16,30. I passeggeri tirati su con una fune. «Fu fatto un "serpente", una catena umana, per passare sul lato sinistro, ci tenevamo tutti quanti per mano perché si scivolava sulla nave dove l'inclinazione aumentava. A un certo punto eravamo appoggiati su una paratia diventata tipo pavimento, e parlammo con un megafono ai passeggeri nella "fossa" creatasi nella zona degli ascensori per calmarli, dicendo che li avremmo tirati fuori». Questa la testimonianza del direttore dei servizi della Costa Concordia, Lorenzo Barabba, che per soccorrere i passeggeri si impegnò fino alle 5.30, andando via per ultimo tra il personale della nave.
«Mi passarono una cima, una fune, la lanciammo nella fossa, cercavamo di tirare fuori questa gente - ha continuato Barabba -. Anche se, chi tiravamo su, poi andava via, senza rimanere ad aiutarci come invece speravamo. Non ricordo quanti ne abbiamo tirati su, ma tanti. Le forze stavano mancandomi, avevo le mani insanguinate». Ad un certo momento «con un ufficiale ci dicemmo che non c'era più nessuno, la nave era inclinata, le paratie ormai erano pavimenti e i pavimenti erano le paratie. Visto che nessuno rispondeva ai nostri richiami, andammo via, controllammo e uscimmo fuori». E' questa la fase in cui Barabba nota cadere Dayana Arlotti nel corridoio. «C'era gente che moriva dal freddo, ci passavano coperte termiche, salendo verso l'esterno della nave, abbiamo notato una scala che portava fuori, a una biscaggina. Scesi tra gli ultimi, alle 5.30, alle 5.45, seguendo il "serpente"».
E' la prima volta che un testimone racconta di aver assistito alla morte della piccola Dayana e alla scena di William Arlotti che, nel buio, urlò per sapere dove era la sua bimba, morendo poi anche lui nel vano diventato una voragine a causa del ribaltamento della nave. Il teste Lorenzo Barabba, che ha raccontato di aver salvato tanti passeggeri dal corridoio ribaltato, diventato una trappola mortale, ha anche detto che «era difficile arrivarci» a recuperare la bambina e l'anziano scivolati indietro. Sia il teste, sia anche il pm Maria Navarro si sono commossi nel rievocare questo aspetto toccante del naufragio. Dayana e il padre furono ritrovati il 22 febbraio 2012 nei pressi delle scale di collegamento tra il ponte 3 e 4. La bimba fu identificata subito, mentre per il padre fu necessario l'esame del Dna.
Ore 16. Commozione in aula. «Il padre disse: la bambina, la bambina. Ricordo che la bambina cadde in acqua, io ero a centro nave, era il momento in cui la nave si ribaltò, la bimba scivolò indietro con un anziano, era difficile riprenderla. E il padre disse: la bambina, la bambina. Poi non la vidi più». Così un teste, Lorenzo Barabba, responsabile amministrativo della Costa Concordia ha ricordato la morte della piccola Dayana Arlotti, 5 anni, in crociera con il padre, morto anche lui nel naufragio. L'udienza è rimasta sospesa alcuni minuti per la commozione suscitata in aula.
Ore 15. Lo choc dei naufraghi. «Un elettricista della nave ci disse che avevamo dieci minuti, poi l'acqua ci avrebbe spinto fuori. Il corridoio dov'ero, era diventato un pozzo, era buio, non c'erano più luci, sentivo gente che urlava. Mi tirarono una corda, mi hanno imbracato, hanno provato a tirarmi fuori ma all'inizio non riuscirono». È il racconto drammatico di uno dei superstiti, l'addetta alle paghe del personale di bordo, Fiorella Silvana Panetti, che ha testimoniato martedì al processo sul naufragio della Costa Concordia a Grosseto. La superstite ha raccontato fasi drammatiche dell'abbandono della nave. «Poi il vicesindaco del Giglio e il direttore sanitario Cinquini mi portarono via. Eravamo al ponte 4, poi sono arrivata alla biscaggina di centro, era tutto buio. Scendemmo alle 4-4.30 di notte. Una motovedetta della guardia costiera ci portò via».
Lo choc dei naufraghi, compresi i membri del personale di bordo, è stato riferito anche da un'altra teste, la responsabile della selezione del personale alberghiero di Costa Spa, Katia Gallinella, che il 13 gennaio 2012 era sulla Concordia per girare un video destinato alla formazione dei dipendenti della compagnia. Dopo aver ricordato l'incidente e l'emergenza, la testimone ha riferito di esser stata applicata da Costa Spa a un “care team” due mesi, per assistere il personale sotto choc psicologico a causa del naufragio.
Sentito martedì anche un consulente esterno di Costa, Andrea Notarnicola, cui fu chiesto di contare i passeggeri sul molo del Giglio. Viene considerato il primo passeggero della Concordia chiamato a testimoniare. «Nel giro di due ore - ha detto - abbiamo visto tutto il male e tutto il bene, dal naufragio alla fratellanza della popolazione del Giglio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

