Finanza
«Noi come Francesca», donne in piazza
In cento con le scarpe rosse manifestano contro il femminicidio e per i fatti di Potassa
FOLLONICA. Il rumore del tacco rosso sul pavimento di via Roma sembrava dar ancor più risalto a quel piccolo popolo in movimento, che neanche il freddo pungente della sera è riuscito a fermare.
Ma tutte quelle scarpette dello stesso colore a Follonica hanno adesso un significato particolare. Da queste parti la violenza, l’orrore e la vigliaccheria, si è consumata accanto alla porta di casa. C’è una donna infatti che da quasi un mese non si trova e gli inquirenti sono certi che le sia capitato qualcosa di molto brutto, di terribile. Così Francesca Benetti, vicentina madre di due figli trasferitasi sul golfo qualche anno fa, è diventata l’amica di tutte e cento le donne che ieri hanno attraversato il centro della città per chiedere giustizia e verità.
«Un’iniziativa bellissima, perché questo scempio non può continuare» dice una ragazza del gruppo facebook “Troviamo Francesca”. C’erano anche loro nell’iniziativa follonichese organizzata in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. «Ci siamo perché deve essere ritrovata».
Ha colpito tutti nella zona, a Follonica, Gavorrano e non solo, il giallo che si è avvolto attorno alla villa di Potassa, l’ultimo posto in cui è stata vista la vicentina, fatta sparire da un uomo che la Procura ha individuato in Antonino Bilella, il giardiere siciliano di villa Adua. Una storia tremenda resa ancora più atroce dal mistero che ne nasconde sia il corpo sia buona parte della verità. Così ogni donna si è immedesimata nell’amica mai conosciuta di persona. «Basta con la violenza: urliamolo con tutta la nostra forza».
Il piccolo popolo in movimento si è dato appuntamento al cancello dell’Ilva per prendere le scarpe rosse, così da marciare per le strade della città per poi installarle con un’azione particolare in piazza Siveri.
E lì è rimasto fermo, ha fatto sentire la sua presenza fino alle 18, quando il freddo graffiava i loro volti. C’erano anche le televisioni nazionali a raccontare la marcia del popolo dalla scarpette rosse.
«Per lei e tutte le donne». Infine lo striscione, «Troviamo Francesca», e cento fiaccole a illuminare il cuore del golfo, come tanti barlumi di speranza che illuminano la via che porta al corpo dell’amica.
«Non può finire così», dicono davanti alle telecamere. Pronte anche a dare il proprio contributo pratico nelle ricerche.
Perché qua, in un giorno qualunque, “femminicidio” è diventato qualcos’altro rispetto a una parola. È un mostro, da sconfiggere in tutti i modi.
Alfredo Faetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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