Il Tirreno

Grosseto

«A rischio un milione di euro di ordini»

di Francesca Gori
«A rischio un milione di euro di ordini»

Tutti i dipendenti sono in cassa integrazione: con la non ammissione si rischia di non poter consegnare abiti

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GROSSETO. Nella cassa della Mabro a giugno c’erano solo tremilacinquecento euro. Poco più (o poco meno) dei risparmi di un lavoratore messi via in poco tempo. Con quei soldi Maurizio Santoro, manager arrivato da Genova per mettere a posto la fabbrica di via Senese, ha dovuto fare quasi un miracolo. E ora che gli ordini sono arrivati, la sentenza del tribunale che ha bocciato il concordato presentato da Abbigliamento Grosseto, rischia di dover scrivere di nuovo la parola dramma su questa vicenda. «C’è un milione di euro di ordini da evadere ma manca la liquidità - spiega - Con la scelta di non ammettere la società al concordato rischiamo di buttare via sei mesi di lavoro e soprattutto di negare prospettive ai lavoratori». Maurizio Santoro parla e rigira tra le mani i dati del venduto sia all’estero che in Italia della Linea 82, la collezione autunno/inverno che sarebbe dovuta entrare ora in produzione. «Quando sono arrivato la situazione era drammatica - dice - i clienti erano spariti, delusi dalle promesse non mantenute e dagli ordini che non erano stati evasi. Dal punto di vista del recupero crediti poi, la Mabro era un disastro totale. Non ci pagavano, erano convinti che l’azienda fosse morta».

Il risultato di quello che Santoro ha fatto è lì, sul tavolo, in quelle poche righe: abiti che hanno, pino piano, conquistato il cuore dell’Inghilterra, della Svezia, del belgio, della Francia e degli Stati Uniti oltre che quello già fedele degli italiani.

Da ieri, tutti i dipendenti della fabbrica di via Senese sono in cassa integrazione. «Non potevo fare altro che questo - dice - ieri ho incontrato le maestranze che hanno continuato a lavorare e che hanno garantito continuità a questa azienda. Al confronto non mi sono mai sottratto, ma la decisione del giudice ora cambia tutto lo scenario». I soldi c’erano, assicura Santoro. C’era la Cn management, i thailandesi, pronti ad entrare con dieci milioni di euro. Nove, quelli di debiti maturati da Abbigliamento Grosseto, sarebbero finiti nel concordato e la newco Bls sarebbe partita con quel capitale pronto per essere utilizzato dall’azienda. «Così però non è stato - aggiunge - ma naturalmente di fronte a questa decisione, non posso fare altro che rimboccarmi le maniche e cercare soluzioni, come sempre». Il pool di avvocati che segue Santoro è al lavoro per capire come fare ad uscire da questa enpasse. Probabilmente, verranno perfezionati i documenti e sarà presentata una nuova domanda al tribunale che però, il 5 dicembre, si troverà di nuovo riunito per decidere sulla dichiarazione dello stato d’insolvenza. «Ma anche se passasse il commissariamento - dice Santoro - i tempi si allungherebbero e qui si rischia di perdere ordini per oltre un milione di euro. Senza contare sulla fiducia dei clienti, che abbiamo dovuto riconquistare proprio a partire dalla puntualità nelle consegne. È un dramma non poter portare avanti questo accordo, lo è ancora di più in un’azienda dove le potenzialità sono tantissime». I milioni, quelli che servivano a ripartire, pagando tutti gli stipendi, erano stati depositati sul conto di una banca di Londra. «Fino ad adesso eravamo riusciti a girare solo con quello che abbiamo incassato - aggiunge - ora le cose sarebbero potute cambiare. È vero, il mio mandato morale sarebbe finito e avrei anche raggiunto il mio obiettivo. Resta l’amarezza per quello che in questo modo non abbiamo potuto fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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