La manifestazione
Lei è più ricca di lui Stop all’assegno
Il Tribunale civile accoglie la richiesta dell’ex marito Una decina di anni fa erano rimasti sposati per sette mesi
GROSSETO. Erano rimasti sposati pochissimo, 7 mesi e qualche giorno, una decina di anni fa. Al momento della separazione in Tribunale, poche settimane più tardi, il giudice aveva disposto che lui (oggi 68enne) avrebbe dovuto versare a lei (67enne) un contributo da 200 euro al mese, cifra da rivalutare con il tempo, anche se i due avevano rinunciato a pretese per assegni di mantenimento. Ma, quando lui aveva chiesto quattro anni fa il divorzio e la fine dell'obbligo del versamento anche perché erano mutate le condizioni economiche, lei aveva anzi preteso che la cifra venisse portata a 450 euro. Nessun problema per lo scioglimento del vincolo: il collegio (Addimandi presidente e relatore, Pedone e Montesarchio) non ha avuto nulla da obiettare. Ma la richiesta di aumento dell'assegno è stata respinta, anche perché lei risultata più "ricca" di lui. E da dicembre l'uomo non avrà più nessun obbligo.
Casi come questi ce ne sono a decine ogni anno al Tribunale di Grosseto, costretto comunque a fare i conti con i mutamenti della legislazione e delle forme nel frattempo intervenuti - dalle "unioni libere" alle relazioni di convivenza instaurate tra persone dello stesso sesso - anche per evitare discriminazioni illegittime. Ritenuta comunque «irrisoria» la durata del matrimonio e ricordato che l'ammontare dell'assegno va misurato proprio su questo parametro, e dopo aver effettuato un lungo excursus sul diritto di famiglia dall'ambito europeo a quello italiano, il collegio ha dato ragione all'uomo, anche dopo aver incaricato la polizia tributaria di effettuare accertamenti patrimoniali sulla ex coppia. Al momento della separazione consensuale, «le parti si erano reciprocamente riconosciute provviste di redditi e beni che le rendevano ciascuna economicamente e paritariamente autosufficienti, in quanto la convenuta aveva lasciato il lavoro dipendente che espletava, iniziando a percepire un trattamento (inferiore) pensionistico». Una pensione la riceve adesso anche lui. Ma la donna ha «partecipazioni societarie in varie società operanti in vari settori del mercato, cioè immobiliari e di trasporti e viaggi; ha proprietà immobiliari; non è sprovvista di risparmi di un certo rilievo». E se l'uomo «non è certamente da meno», non sta comunque meglio. Anzi «la sperequazione forse potrebbe intravedersi a favore dell'attore, se è vero come è vero che la convenuta ha potuto regalare e ha già regalato ai figli 300mila euro». Dunque, secondo il Tribunale civile non vi è più alcun obbligo. E le spese sono compensate
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