Il Tirreno

Grosseto

La cripta di Giugnano sta crollando

di Gabriele Baldanzi
La cripta di Giugnano sta crollando

Risale all’inizio del’anno 1000, la conoscono in pochi. Ma il gioiello di architettura è a rischio per le radici e le infiltrazioni

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ROCCASTRADA. La cripta di Giugnano viene giù. Settecento anni dopo la chiusura dell’omonima abbazia e delle vicine miniere di rame dei Bai.

A metà del 1300 fatale fu la peste, che segnò la serrata del monastero e delle lucrose attività estrattive collegate. Oggi c’è una nuova peste: l’indifferenza.

Sì, perché è solo questione di tempo. Mesi, forse giorni. Poi il territorio di Roccastrada, la Maremma, perderanno per sempre una delle sue reliquie più importanti. Costruita all'alba dello scorso millennio e dedicata a San Salvatore de Juniano, l'abbazia è stata dimenticata da Dio e dagli uomini.

Mancano i soldi per un restauro atteso da 40 anni. E così questo monumento di rara bellezza architettonica rischia di crollare. Stupore e delizia di tanti turisti che si affacciano per caso nella radura del bosco delle Casacce, per osservare quello che resta dell'ora et labora cistercense, oggi questa rovina fa rimanere sbigottiti per l'oblio a cui sembra destinata.

A pochi metri dalla cripta c'è un podere; si sente il rumore del traffico pesante delle vicine attività estrattive mentre il torrente Bai erode la base della collinetta dove sorgeva il monastero. Leggende del luogo, siti internet, pubblicazioni e congressi hanno insistito in passato sull'importanza del suo recupero, ma nessuno fino a oggi ha sentito seriamente l'obbligo di conservare questo bene per le future generazioni. Nel 1978 un primo consolidamento della cripta da parte della sovrintendenza, peraltro incompleto e rudimentale, ha rallentato il degrado. Adesso rimangono in piedi, in precario stato di salute, solo la cripta e alcune mura con le preziose finestre gotiche dell'aula del refettorio dell'antico convento. Ma incombe una sorta di pericolo talebano. Le radici di piante di leccio stanno brillando, al rallentatore, questo Buddha roccastradino che, sopravvissuto alla peste, alle battaglie medievali tra famiglie, ai bombardamenti bellici, rischia ora di venire sgretolato dall’indifferenza di società e istituzioni distratte.

«Il complesso monumentale dell’abbazia cistercense di Giugnano si trova a 4 km da Roccastrada – racconta Mario Amerini, ingegnere in pensione - è un tesoro che potrebbe creare ricchezza per il territorio, ma all’oggi pochi lo conoscono e nessuno si prende cura delle sue sorti. Non solo è inutilizzato ma addirittura sta crollando». In effetti scopriamo, grazie al racconto di chi abita qui vicino, che dal 1920 ad oggi lo stato dei ruderi è completamente decaduto. «Eppure questa abbazia era seconda solo a quella di Abbadia San Salvatore (da cui dipendeva nel XII secolo)». Adesso è inaccessibile per la sua pericolosità. La proprietà è privata ma il vincolo archeologico è pubblico. Dal 2003 un progetto comunale per il suo recupero giace negli archivi del municipio di Roccastrada, mai finanziato. «L’archeologo Riccardo Francovich – prosegue Amerini - voleva metterci le mani ampliando l’interesse anche all’area archeo-industriale contigua, ma dopo la sua scomparsa nessuno se ne è più occupato. I muri sono invasi dalle radici di lecci secolari e si stanno sgretolando». Il Rotary Club, un decennio fa, realizzò un convegno, una pubblicazione, ma poi è mancato il seguito. L’università di Siena è stata indirizzata verso il recupero di altri siti come i castelli di Montemassi e Sassoforte. Ora, con la crisi dei finanziamenti pubblici (complesso individuare anche poche migliaia di euro), il destino di Giugnano sembra segnato. Di recente sia la minoranza consiliare che i Roccastradini nel Mondo hanno lanciato appelli alla collaborazione. Basterebbe organizzare in questa fase un campo di lavoro per studenti finalizzato almeno a ripulire l’area dalle piante, poi sarà necessario il consolidamento. «Non ci resta che cercare uno sponsor russo o cinese – conclude Amerini, che ha sempre avuto a cuore le sorti di Giugnano - invitarlo nella nostra wild tuscany e inventare una joint venture che leghi proprietà ed enti pubblici, così da salvare e rilanciare il sito archeologico, che potrebbe fare la differenza proprio in una zona dove le cave di gesso hanno reso meno attraente il paesaggio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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