Il Tirreno

Grosseto

Un “Moderno” 94enne che torna a splendere

di Antonello Carrucoli
Un “Moderno” 94enne che torna a splendere

Nuova vita per il vecchio cinema di Pitigliano, custode di affascinanti ricordi Dopo un lungo stop, torna in funzione del tutto rinnovato e al passo con i tempi

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PITIGLIANO. Considerata la stagione, l’auspicio è che il titolo del film con il quale il Cinema Moderno della città del tufo apre la stagione sia foriero di buone cose: “Sole a catinelle” è la proiezione di stasera alle 21,15 e di domani alle 17.

Insomma si riparte: dopo un lungo stop determinato da persistenti infiltrazioni d’acqua, il cinema di Pitigliano, con i suoi 94 anni d’età, è pronto a riprendere la sua attività completamente rinnovato e con un impianto digitale al passo con i tempi, e in questi casi un po’ di retrospettiva non guasta. A guidarci sul filo dei ricordi del “Moderno” è lo storico Angelo Biondi.

«Era il 1919 – dice Biondi- quando Umberto Baiocchi aprì il cinema nello stesso locale in cui si trova oggi: eravamo nell’immediato dopoguerra, un periodo per niente facile per cui si trattò di un’iniziativa di notevole lungimiranza e coraggio da parte del Baiocchi. I film erano ancora muti e i dialoghi si dovevano leggere nei sottotitoli; a quel tempo si usavano proiettori a manovella con lanterna a carboni e con pellicole svolte a mano, mentre in sala si vedeva uscire il fascio di luce che dalla cabina raggiungeva lo schermo. I pitiglianesi andavano volentieri al cinema, molti però erano analfabeti e non potevano leggere i sottotitoli. Si consolidò un’abitudine: gli analfabeti si mettevano accanto a chi sapeva leggere, che ripeteva a voce alta i sottotitoli creando confusione. Il problema venne risolto con l’ingaggio di una lettrice, Gilda Verrazzani. Nel 1963 il cinema fu preso in affitto da Carlo Ceppodomo, che in seguito ne divenne il proprietario. La gestione della famiglia Ceppodomo è giunta fino a oggi». E Carlo, che ha passato l’attività al figlio Mauro, di ricordi ne ha tanti. «Certe volte il film era poco gradito –riferisce - In galleria c’era chi si alzava dicendo: “Rega’, stu film ’n vale gnente, tocca abbuiallo!” mettendo la “giubba”, cioè la giacca, davanti alla feritoia della cabina di proiezione. Una volta proiettai “La preda nuda”, ambientato in Africa, in cui un poveretto era catturato da una tribù di neri che volevano torturarlo, ma scappò nella foresta: il giorno dopo m’incontrò un amico dicendomi: “Carlo, che picinata hai fatto iersera a i’ cinema, eh? C’era uno scaizzo che curriva là pe’ la macchia e l’aiddri, scaizzi anche loro, gli currivano dietro senza riuscì a chiappallu; era straccu e aveva fame, chiappo’ n’serpe, lu spellò e lu magnò, bebbe in una troscia d’acqua, fece n’ruttu e fenì i’ cinema!» Altri tempi, e allora che sia “Sole a catinelle”.

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