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«Servono delle risposte nuove»
Il vescovo Cetoloni: la Caritas deve essere anche la mente della Chiesa
GROSSETO. «La Caritas – dice il vescovo Rodolfo Cetoloni – deve essere gli occhi della chiesa, che arrivano la dove qualche volta non si ha il coraggio di guardare, deve essere anche il cuore, che si fa coinvolgere dalle situazioni, ma deve essere un po' anche la mente, perché di fronte a situazioni nuove occorre pensare come intervenire, e deve essere anche voce, perché occorre avere anche il coraggio di aiutare la chiesa e la società a riflettere sulle situazioni che si incontrano».
Inquadra in questa immagine, il vescovo di Grosseto, il ruolo che deve giocare oggi la Caritas diocesana, e lo inquadra nell'ambito del momento che la diocesi vivrà oggi pomeriggio, la conclusione dell'anno della fede, «che – dice il vescovo – non deve farci pensare solo a cose spirituali, perché la fede cristiana, legata al farsi uomo di Dio, è molto legata alla realtà».
E la Caritas è questa fede che si incarna, «è legata al fare – dice monsignor Cetoloni – ed è una espressione della Chiesa, non un'associazione, o un corpo di volontariato o un pronto intervento, ma un modo di esprimere l'essere cristiani».
«Di fronte alla sofferenza – dice il direttore della Caritas, don Enzo Capitani – ci si può girare dall'altra parte o decidere di fare qualcosa, sapendo che non si può risolvere tutto, che non si hanno mezzi adeguati, ma mettendo in campo tutto quello che abbiamo. È molto importante essere accanto alle persone che hanno bisogno, che non hanno bisogno solo di un pezzo di pane, ma di nutrirsi continuamente di senso, quindi di relazione... Condividere con loro, farsi compagni di viaggio, mettendo in moto, con loro, la nostra fantasia per vedere come è possibile dare un aiuto, come chi ha bisogno può entrare a fare parte del mio mondo, così che tutto quello che abbiamo gli appartenga».
Stare accanto agli altri, ricorda don Enzo «Ci fa pensare che non siamo abbastanza ricchi da pensare solo a noi stessi, ma siamo ricchi nella misura in cui condividiamo con gli altri, e nell'accompagnamento vengo arricchito a mia volta di ciò di cui ho bisogno. Come tu hai la forza di chiedere a me, trasmetti a me la forza di andare a chiedere da un'altra parte. Solo se ci riconosciamo ambedue bisognosi di aiuto allora ci possiamo sentire insieme, e insieme possiamo arrivare alla metà, mentre da soli si può essere solo schiacciati». (e.p.)
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