Sicurezza
Crac Consorzio Etruria 6 i maremmani indagati
Nel mirino del pubblico ministero i presunti falsi in bilancio per le commesse per l’ippodromo dei Pini, il porto del Puntone e Scarlino Belvedere
FOLLONICA. Ci sono anche sei maremmani fra i 23 avvisati dalla procura della Repubblica di Firenze alla chiusura delle indagini sulla vicenda che ha portato al crac del Consorzio Etruria.
Secondo l’accusa non avrebbero registrato in bilancio perdite importanti del Consorzio in alcune commesse e altre partite (18 complessive, per quasi 80 milioni di euro), fra le quali alcune in Maremma.
Il pubblico ministero nell’atto di chiusura delle indagini scrive che i componenti del Cda concorrevano a cagionare il dissesto della società esponendo con l’intenzione di ingannare i soci e il pubblico (fornitori, finanziatori e terzi) e di conseguire un ingiusto profitto, nei bilanci degli esercizi 2006, 2007, 2008 e 2009, fatti materiali non rispondenti al vero così da indurre in errore i destinatari dei bilanci e consentire la prosecuzione della gestione dell’impresa, pur in presenza delle condizioni che ne determinavano l’obbligo di ricapitalizzazione o di scioglimento a causa delle perdite stesse.
I maremmani avvisati sono Antonio Terribile, di Grosseto, 55 anni, presidente di Legacoop, Massimo Pagnini, di Follonica, 56 anni, Ciro Paradisi, di Monterotondo, 51 anni, Stefano Pagnini, 55 anni, di Follonica, Gabriele Maestrini, 57 anni, di Follonica e Claudio Medaglini, 54 anni, di Cinigiano.
I componenti del Cda del Consorzio, nei vari periodi, sono accusati di non aver contabilizzato perdite importanti. Per varie commesse, fra cui tre opere anche in Maremma.
Fra queste la principale è l’ippodromo dei Pini.
Per questo l’accusa sostiene che fra il 2006 e il 2009 le perdite non contabilizzate ammontano a quasi 20 milioni di euro complessivi (19.340.314).
Fra tutti i cespiti contestati dal publico ministero questo è quello più oneroso.
Una seconda commessa per la quale l’accusa sostiene che ci sia stato occultamento di perdite è quella per il porto del Puntone a Scarlino, per oltre 8 milioni di euro complessivi (8.355.837).
Infine, sempre in Maremma, 3 milioni di euro di perdite mancherebbero sulla commessa per Scarlino Belvedere.
L’accusa sostiene anche che siano state pagate un prezzo decisamente più alto del dovuto le partecipazioni in alcune società.
La Società Toscana Industria del freddo è stata pagata (per il 50,1%) allla Baldassini Tognozzi Pontello 24,5 milioni a fronte di un valore che l’accusa ritiene di 8,6 milioni. La Rignano Srl (sempre dalla Btp) due milioni a fronte di un valore sostanzialmente nullo; la Euroalfa Srl 6,35 milioni a fronte di un valore di 2,3 milioni
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