Il dolore
Bollicine per il concordato respinto
Dopo la decisione del giudice i lavoratori della Cgil si sono trovati davanti all’azienda: «Questa è la nostra vittoria»
GROSSETO. Per un mese intero, ogni mattina si è alzato da letto e si è messo a pregare. Per un mese intero ha viaggiato con i santini nelle tasche: un foto di Papa Giovanni, un’altra della Madonna, un’altra ancora del cognato morto da qualche anno. Ieri le ha tirate fuori tutte quante davanti all’ex Mabro, la fabbrica di abbigliamento sulla Senese dove lavora. Maurizio Giuliarini, rappresentante dei lavoratori, non è riuscito a trattenere le lacrime. Con lui, tutte le altre donne che hanno seguito questa vertenza con il nodo alla gola e la resistenza di chi credeva in questa battaglia. «È la nostra vittoria - dice Nadia Perino, rsu Cgil - è la nostra festa». Le bollicine hanno bagnato la decisione del tribunale di non concedere il concordato alla società che gestisce la fabbrica di via Senese. I giudici due giorni fa hanno ascoltato Maurizio Santoro, l’amministratore unico dell’azienda, ma hanno deciso di percorrere un’altra strada. Sono due le possibilità che si aprono ora: il commissariamento oppure il fallimento. Intanto, il 5 dicembre è stata già fissata l’udienza per la dichiarazione d’insolvenza della società. Una decisione, quindi, sarà presa solo allora.
La notizia del no al concordato, ieri, è arrivata poco prima dell’ora di pranzo. Il tam tam è partito subito e i lavoratori della Cgil non hanno fatto altro che ritrovarsi tutti insieme davanti alla Mabro. Consapevoli del fatto che comunque, ancora non è detta l’ultima parola. «Siamo consapevoli che il rischio è quello del fallimento - dice ancora Nadia Perino - ma sappiamo anche che il ministero delle Attività produttive ha nominato un commissario che potrebbe seguire la nostra vicenda, se il giudice sceglierà la Prodi bis. E comunque, anche se Abbigliamento Grosseto fallisse, siamo certe che la fabbrica riprenderà poi la produzione senza tutto quello che c’è stato fino ad ora». Il marchio e le capacità di chi è a quella macchine da cucire sono i veri punti di forza dell’azienda, anche se, risollevarsi da un fallimento, non sarà facile.
La Cgil aveva scelto di chiedere la Prodi bis. E quando la società si è tirata indietro, il sindacato è andato avanti per conto proprio. Non sono mancate le tensioni tra l’organizzazione e i rappresentanti delle rsu. Ma ieri, davanti al cancello della fabbrica, Nadia teneva in mano la bandiera della Cgil. E a festeggiare c’erano anche il segretario della camera del lavoro Claudio Renzetti e il numero uno della Filctem Furio Santini. Davanti ai cancelli è spuntata una bottiglia di spumante. Un brindisi alla decisione del giudice che ha respinto il piano presentato da Abbigliamento Grosseto che aveva sottoscritto un accordo con i thailandesi della Cn Management e che avrebbe portato a una novantina di esuberi. «Il sindacato si è opposto a questo piano - dice Furio Santini, segretario della Filctem Cgil - rimandando ogni tipo di discussione a dopo la sentenza». Ieri Cisl e Uil hanno indetto un’assemblea con i lavoratori che da mesi erano rimasti in azienda a lavorare, mentre i dipendenti della Cgil si riuniranno lunedì in Camera del lavoro.
Una festa comunque amara per chi era davanti al cancello della Mabro. «Se abbiamo ottenuto questo risultato - dice ancora Nadia Perino - lo dobbiamo al sacrificio fatto dai lavoratori che hanno aderito allo sciopero e che da mesi sono senza stipendio». Con le buste paga in mano e lo zero in fondo alla cifra da riscuotere, incuranti della pioggia e del freddo, per un paio d’ore i dipendenti dell’azienda che hanno lottato per la Prodi bis sono rimasti lì davanti ad esultare prima di salire in auto e sfilare in un carosello improvvisato di auto festanti. Tutte con le mani sul clacson, cercando di tenere lontano lo spettro del fallimento.
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